Lo zucchero e il buco nero

In questi giorni le sorti dello Zuccherificio stanno coinvolgendo solo gli industriali, senza far partecipe i cittadini, i bieticoltori e gli occupati del settore che hanno pieno diritto nell’essere informati attraverso notizie esaurienti, trasparenti e tempestive sull’iter e gli sviluppi delle decisioni che condizioneranno pesantemente il futuro del territorio e la qualità della vita di tutti.

Inoltre, sulle voci sempre più insistenti della parziale riconversione dello Zuccherificio del Molise a centrale a biomassa, i ragazzi del MoVimento 5 Stelle fanno presente che in questa ottica il comune di Termoli dovrebbe essere l’attore protagonista visto che il sindaco, come garante istituzionale, è responsabile della salute pubblica, della sicurezza collettiva e della salvaguardia dell’ambiente.

Detto ciò, sono molti i cittadini che si chiedono perché pochi personaggi debbano decidere il futuro dello Zuccherificio del Molise che trasformerà il territorio senza condividere questa scelta con chi ne subirà le conseguenze.

Come si evince dal PSR, in Italia, il settore saccarifero tradizionale, ormai non più redditizio, ha visto progressivamente ridurre il numero degli impianti italiani da 76 (anno 1968/69), a 25 (anno 1992/93) e ai 19 stabilimenti della situazione ante-riforma a seguito di processi di concentrazione industriale che hanno riguardato l’intero settore a livello europeo e che ha preso in considerazione il sistema di assegnazione delle quote e la loro successiva distribuzione ai produttori. I risultati di questi processi di concentrazione hanno portato ogni impianto italiano a lavorare mediamente 55 giorni l’anno, contro gli 83 della media europea e i 149 del Regno Unito (anno 2003 /2004) con una diminuzione della forza lavoro italiana occupata di circa il 50% (fonte INEA su dati RICA).

Gli obiettivi che il Programma di sviluppo rurale 2007-2013 si prefigge sono sostanzialmente tre:

  • Sostenere il processo di riconversione produttiva delle imprese agricole coinvolte nel processo di ristrutturazione del settore bieticolo – saccarifero, in un ottica di filiera;
  • Intervenire a supporto dei progetti di ristrutturazione dell’industria saccarifera;
  • Promuovere la diversificazione verso attività extra-agricole.

Da quanto emerge dal PSR 2007-2013, la Regione Molise, in seguito alla riforma dell’Organizzazione Mercato Comune zucchero (OCM) ha optato per un progetto di ristrutturazione.

Si osserva inoltre che l’unico Impianto in Italia, e forse in Europa, che non ha rinunciato a quote è stato l’impianto di Termoli.

Sarà stata forse la strada migliore?

Il PSR affronta anche problemi legati alla ristrutturazione del settore bieticolo saccarifero analizzandolo sia sotto l’aspetto agricolo che industriale.

Dal lato agricolo è evidente che la barbabietola costituiva un’importante alternativa nella rotazione dei seminativi, tra cui frumento duro nelle regioni centrali e meridionali. In questo contesto si sottolinea che è in corso, nelle aziende agricole, un generale processo di riconversione delle superfici anche per effetto della modifica delle convenienze relative legate all’applicazione del disaccoppiamento degli aiuti comunitari in seguito alle riforme della PAC. Le scelte degli agricoltori si collocano, quindi. in un generale contesto di incertezza.

Dal punto di vista industriale per gli stabilimenti che hanno optato per progetti di ristrutturazione il problema principale è rappresentato dalla ridotta competitività. La coltura della barbabietola richiede che, per sopravvivere, vi sia un acquirente nell’industria a livello locale. Nel corso dell’ultimo decennio, l’industria europea ha subito un pesante processo di ristrutturazione che ha portato alla quasi scomparsa degli impianti più piccoli (con capacità di lavorazione giornaliera inferiore alle 5.000 tonnellate), al dimezzamento di quelli di dimensioni medie (fino a 8.000 tonnellate) e alla crescita di quelli di maggiori dimensioni. Anche in Italia come già anticipato, seppure in misura inferiore, ha avuto luogo un processo di concentrazione industriale che ha determinato l’integrazione verticale dei processi produttivi con la partecipazione della parte agricola in forma di integrazione cooperativa. Ciononostante l’industria saccarifera italiana appare ancora come l’anello debole della filiera; infatti, tutti gli indici finanziario-gestionali delle imprese assumono valori inferiori rispetto a quelli di altre imprese agroalimentari e spesso persino negativi. Alla base del basso livello di competitività vi sono il ridotto numero di giornate di lavorazione della barbabietola e quindi gli alti costi fissi sul prodotto.

Il MoVimento 5 Stelle non ha la pretesa di dare soluzioni ma certamente vuole offrire spunti di riflessione sulle alternative possibili che anche i cittadini, i bieticoltori, e gli occupati/disoccupati possono conoscere.

Non si vuole entrare nel merito di poltrone assegnate, quote azionarie e inchieste di denuncia già portate avanti da altri organi, bensì far presente che ai cittadini non possono essere imposte scelte caratterizzate solo da un minimo recupero occupazionale e da vantaggi esclusivi per gli industriali, grazie a finanziamenti pubblici prelevati dalle tasche dei cittadini.

I cittadini chiedono maggiore trasparenza!

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