Lo zuccherificio di Termoli e le “porte chiuse”

Nel pomeriggio di lunedì 13 febbraio una delegazione del moVimento 5 stelle dell’area di Termoli e del Basso-Molise ha stazionato ai cancelli dello zuccherificio del Molise nella zona industriale di Termoli in occasione dell’attesa assemblea dei soci dello stabilimento saccarifero in cui si sarebbero discusse la ricapitalizzazione del fondo sociale da parte della regione Molise (ambasciatore in questo caso l’assessore Vitagliano) con ben 7.200.000 euro dei contribuenti molisani e gli eventuali nuovi assetti di governance.

Poco dopo le 16,00 e l’arrivo dell’ assessore regionale, sono iniziati i lavori a porte chiuse e pian piano ai giornalisti si sono aggiunti dei lavoratori dello stabilimento, alla spicciolata, apparentemente ognuno per proprio conto, senza cioè l’ intento di rappresentare una qualche associazione o sigla sindacale. Mischiandoci ai dipendenti e ai giornalisti abbiamo potuto raccogliere alcune informazioni generiche, che riportiamo come voci di popolo, in quanto non in possesso di documentazioni certificanti.
Dalla ricostruzione delle voci raccolte tra i dipendenti possiamo argomentare che:

  • l’impianto di Termoli è obsoleto, risalente agli anni settanta e mai adeguatamente riammodernato nonostante le occasioni offerte dai fondi ricevuti negli anni, e per questo necessita di una fornitura energetica spropositata per la lavorazione delle barbabietole;
  • la quantità di prodotto lavorato l’ultimo anno è scesa del 20% rispetto alla media dello storico, probabilmente per il cambio di coltura di alcuni agricoltori locali;
  • nonostante il deficit di prodotto lavorato sopra esposto, la lavorazione delle barbabietole è stata sulla carta proficua, questo per l’aumento sul mercato internazionale del prezzo dello zucchero (fatto che tra l’altro porrebbe basi interessanti per proseguire la produzione nello stabilimento);
  • la crisi di liquidità dovuta a cattiva gestione in sede di governance nel corso degli anni e la vendita sottocosto di grosse quantità di prodotto.

Sul fronte dei rappresentanti sindacali dei bieticoltori si son potute raccogliere altre notizie:

  • in Italia esistono in totale solo quattro stabilimenti per la produzione di zucchero, tra cui quello di Termoli, di questi alcuni sono privati e lavorano anche un semilavorato della canna da zucchero proveniente dai paesi in via di sviluppo (gli altri tre impianti, inoltre, sono di gran lunga più moderni, efficienti e produttivi dello stabilimento molisano);
  • le quote per la coltivazione delle barbabietole in Italia sono drasticamente diminuite per le imposizioni della politica comunitaria che incentiva tale colture nei paesi dell’ est europeo, per stimolarne la crescita economica;
  • questi primi due elementi messi insieme implicano la non autosufficienza nella produzione di zucchero nel nostro paese;
  • con gli scarti della lavorazione si potrebbe produrre biogas con un mini impianto da costruire all’interno dello stabilimento che porterebbe all’indipendenza energetica, col vantaggio di chiudere la filiera ed evitare altresì che vaste zone del nostro territorio regionale vengano oltremodo sfruttate ed impoverite in termini di fertilità per produrre energia; per fare chiarezza un impianto per produrre biogas che produca energia per 1000 kW, bisognerebbe investire 2.640.000, (fonte prospetto informativo di impianto energetico fornito da Eisenmann, ditta specializzata made in Germany), soldi che ad oggi non sono disponibili;
  • con gli stessi scarti della lavorazione, se non destinati alla produzione di biogas, si potrebbe recuperare altro zucchero con dei particolari accorgimenti ed uno specifico impianto che però costerebbe sui 15.000.000 di euro.

Alla fine della riunione, ricordiamolo, rigorosamente a porte chiuse, l’assessore regionale Vitagliano ha rilasciato una breve dichiarazione ai giornalisti e ai lavoratori. Ad un dipendente che sollecitava qualche briciola di informazioni, l’assessore rassicurava tutti dicendo che tutto era andato bene, nel senso che i dipendenti dello zuccherificio possono di fatto considerasi regionali, parole testuali “Siete tutti regionali” (sic).
Tallonato dai giornalisti ha inoltre dichiarato che l’azionista di maggioranza , cioè la regione Molise ha adempiuto alla ricapitalizzazione del fondo sociale dell’ azienda per 7.200.000 euro e che il socio privato ha trenta giorni per partecipare al rifinanziamento.
Secondo i lavoratori questo implicherebbe un ribaltamento nella governace, nel senso che ora sarebbe in mano alla regione e non più al socio privato, inoltre il consiglio di amministrazione è dimissionario e ciò implicherà un avvicendamento nelle nomine dei vertici.

 Precedente

Lo zucchero e il buco nero

 Successivo

Iorio dimettiti!!!