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Pubblicato da il 17 Apr, 2012 in Comunicati, Cultura, Legalità |

Allarme istituzioni culturali

Allarme istituzioni culturali

Un prerequisito al discorso che segue è il principio espresso dall’articolo 9 della carta costituzionale dello Stato italiano che recita così:

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione

Cultura, ricerca, tutela: termini astratti, concetti senza prassi, idee senza sostanza, niente di importante, insomma! Con la cultura non si mangia, non serve, è una perdita di tempo per quelli che possono gingillarcisi. La marcata consapevolezza della propria cultura è così diffusa qui in Molise come in nessun’altra terra: la vergogna del passato, l’indifferenza del presente, il disastro alle porte. Una società borghese e terziaria evolutasi direttamente da una società pastorale e contadina millenaria, senza essere passata per una rivoluzione, una presa di coscienza, un riscatto, una scelta, una prospettiva sua!

I pochi geni che questa terra ha espresso, scrittori, pittori, sindacalisti, scienziati, musicisti, o sono “espatriati” o sono rimasti semi-ignoti. Siamo dei provinciali, diciamoci la verità in faccia! Ma il pesce, si sa, puzza dalla testa! e non è un caso che questa terra sia gestita così male, con sprechi e iniquità, frutto del moderno costume del malaffare ma soprattutto, al fondo, di ignoranza e di mancanza di cultura.

Per venire al tema centrale dell’articolo, parliamo quindi delle politiche culturali istituzionali in Molise. Gli enti che dovrebbero occuparsi dei molteplici aspetti in cui si può felicemente declinare il termine cultura, infatti, sono in forte crisi, o lasciano a desiderare o almeno a dubitare sul loro operato e costituiscono un caso emblematico di una crisi regionale e anche nazionale ben più ampia, sfaccettata e radicata. In questi ultimi anni il Molise dei cittadini sta assistendo ad una preoccupante mancata applicazione della legge fondamentale su richiamata. Si indicano, solo a titolo di esempio e solo nella speranza di provocare una reazione costruttiva, 3 casi lampanti di come, ahinoi, stiamo lentamente e inesorabilmente andando culturalmente a rotoli.

Gli uffici territoriali del MiBAC – Ministero dei Beni e delle attività culturali in Molise sono in dismissione
Il dato allarmante che riguarda tutta l’Italia e tocca drammaticamente anche il Molise è il seguente: l’età media dei funzionari del ministero è altissima, pare ormai fissata intorno ai 58 anni. Un trentenne in attività nel MiBAC? Un tabù, un’illusione. I pochi giovani che si possono incontrare per i corridoi delle soprintendenze in Molise sono collaboratori saltuari (che collaborano non perché vi sia una politica inclusiva dell’ente, ma solo per la loro passione e per la loro pervicacia!) che vanno a proporre, a chiedere, a sollecitare e li si becca sempre …a fare anticamera! Gli uffici centrali e regionali del Ministero sono pieni di persone solide e mature ma non vi sono i rappresentanti di ben tre generazioni, il che significa che in Italia e in Molise sono mancati apporti vitali e produttivi tendenti a tenere al passo con i tempi le politiche gestionali dei Beni culturali ed il livello della ricerca.

Secondo problema: entro il 2014 il 60% del personale nazionale del MiBAC andrà in pensione senza essere sostituito, si tratta sia di dirigenti che di personale tecnico che oggi occupa interi uffici che tra breve saranno desolatamente vuoti per le assunzioni bloccate. La cronica carenza di organico, non recuperata con nuove immissioni, lascerà scoperte una quarantina di Soprintendenze in tutta Italia, il pericolo è una progressiva, silente estinzione delle Soprintendenze che si accompagnerà al rapido declino del loro fondamentale ruolo culturale e sociale svolto finora. In questa situazione si trova ovviamente anche il Molise ed in particolare ci si riferisce alla Soprintendenza archeologica che, parlando di funzionari di alto livello, perderà entro poco tempo il 100% della propria forza-lavoro: le tre ispettrici archeologhe attualmente in servizio, infatti, sono tutte in fase di pre-pensionamento, eppure né la sede centrale del Ministero, né le istituzioni locali (che dovrebbero occuparsi della gestione del territorio… anche del territorio in senso storico-archeologico!!) si stanno minimamente preoccupando di come si farà a gestire questo ufficio quando le archeologhe non saranno più in servizio. La mole enorme del lavoro da svolgere (amministrazione, emergenze, verifiche, sopralluoghi, analisi delle V.I.A., scavi di emergenza, scavi di ricerca, allestimento mostre e musei, didattica dei BB.CC., restauri, collaborazioni con università e centri di ricerca…) abbinata alla cronica e inaccettabile carenza di fondi, alle trafile burocratiche e ai brevi tempi imposti dalla legge per le attività di tutela, rendono pressoché impossibile ai funzionari archeologi, oltretutto in perenne carenza di organico, lavorare con qualità ed accortezza. Che non siano fandonie lo può controllare chiunque e la prima lampante prova è che in Molise abbiamo una Soprintendenza archeologica….. senza più Soprintendente! Una casa senza il tetto, un cavallo senza gambe, un treno senza locomotrice.  In Molise infatti, da secoli terra di isolamento, di colonizzazione e di dominio (altrui), si sono sempre cambiati troppo spesso i dirigenti che passano come meteore o perché puniti/retrocessi, o perché in pre-pensionamento, o perché in attesa di una sede migliore cui aspirare; questo influisce sulla qualità della programmazione del lavoro dell’ufficio e sulla eventuale continuità di tali politiche. Nei giorni scorsi l’ultima Soprintendente se n’è andata verso migliore destinazione (Etruria meridionale) e qui siamo rimasti senza un sostituto: persino in questo periodo di crisi, nessuno ha chiesto, ha scelto, ha accettato di venire a lavorare per lo Stato e per i Beni Culturali in Molise e di conseguenza la nostra Soprintendenza archeologica è rimasta con il vertice vacante, il ruolo è stato provvisoriamente ricoperto ad interim da una delle 3 archeologhe in forza all’ufficio. Che ne sarà allora del nostro meraviglioso, ricco e semi-sconosciuto patrimonio archeologico? Che ne sarà della ricerca archeologica in una terra, da questo punto, ancora praticamente intatta? Che ne sarà dell’esperienza di chi ancora oggi lavora nelle Soprintendenze? Chi dovesse andare (senza aver sostenuto alcun concorso che premi merito e diritto) a sostituire le archeologhe molisane, cosa potrebbe mai saper fare, appena arrivato in questa Soprintendenza, se privo di esperienza ed impossibilitato a prendere in consegna pratiche, imparare procedure, acquisire operatività da chi l’ha preceduto? Si possono prevedere varie “toppe”: accorpamento a qualche altro ufficio, gestione commissariata, confusione dei ruoli, riferimento a costosissime consulenze esterne, appalti di attività a cooperative, con conseguente perdita di un patrimonio umano e professionale dilapidato dal paese che ancora primeggia nel mondo nel settore della tutela delle arti antiche e con conseguente reato costituzionale: il Molise NON promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, NON tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della regione. Una soluzione facile non c’è, purtroppo, ma l’atteggiamento giusto di chi governa dovrebbe essere innanzi tutto conoscere per tempo i problemi locali delle istituzioni che dovrebbero funzionare, non far finta di niente, non rimandare la questione, avere anzi una prospettiva di crescita e di miglioramento e prendersi carico delle questioni e (praticamente) far partire una conferenza di tutti i soggetti implicati ed avviare collegialmente la ricerca di una via d’uscita da uno stallo che non può che generare danni.

Unimol, declassata dal Ministero e retta da un sistema feudale
L’Università del Molise costituisce un altro punto dolente. Dopo un boom di iscrizioni e una ramificazione di collaborazioni dovute principalmente all’abile e scientifico operato del Magnifico Rettore Cannata che poteva far sperare in una crescita quantitativa e qualitativa della istituzione da lui presieduta, oltre che in una ricaduta effettiva sul territorio di competenze, servizi, professionalità, progetti, l’ateneo molisano si è lentamente ma inesorabilmente trasformato in un centro di potere e in generale non ha restituito al territorio né quella qualità che l’Università ha il precipuo dovere di forgiare, né quella efficienza e produttività in termini di studi, sperimentazioni, formazione, brevetti, azioni reali che incidano sulla comunità. Alcune facoltà funzionano meglio di altre, come è normale e per fortuna, ma nel complesso il bilancio non è positivo: negli anni scorsi, infatti, l’ateneo ha ricevuto dal Ministero drastici tagli sia economici che strutturali, perché ritenuta poco produttiva in termini di ricerca. Il ministro Gelmini, criticabile quasi a 360°, nella riforma del sistema universitario invece qualche merito se l’è conquistato, applicando finalmente per la prima volta in Italia il criterio del merito per valutare l’operato degli atenei, ovvero finanziando il lavoro ben svolto e punendo quello pessimo. Già nel documento “Programmazione e valutazione delle Università 2007-2009. Indici complessivi di risultato anno 2007 – Università statali” (http://www.miur.it/UserFiles/3119.pdf) in un elenco di una cinquantina di atenei italiani, l’Università del Molise è attestata al terz’ultimo posto! Sempre grazie alla Gelmini (il che è tutto dire) questo criterio di qualità è stato applicato anche per la distribuzione dei fondi. Il 7% del Fondo di finanziamento ordinario, cioè 525 milioni di euro, è stato assegnato per i due terzi in base alla qualità della ricerca, per un terzo in base alla qualità della didattica. Se c’è chi ottiene più fondi, ci sono anche atenei che, di conseguenza ne riceveranno di meno. E nella graduatoria delle università stilata dal Ministero sono ben 27 le università che hanno ottenuto un taglio di fondi perché secondo la valutazione “non hanno gli standard qualitativi previsti”. I primi tre atenei in classifica, Trento e i Politecnici di Milano e Torino sono stati premiati, rispettivamente con +10,69%, +5,22% e +4,14% del finanziamento, mentre gli ultimi in classifica, tra cui l’Università del Molise, sono stati puniti. L’ateneo molisano in particolare risulta al 18° posto dei 27 atenei “cattivi” con un -2,29% di finanziamento! Fortunatamente la Regione Molise è corsa recentemente ai ripari: per non far sfigurare unimol, Iorio (che crede in tutta coscienza che le università NON virtuose debbano avere ancora possibilità) gli ha “regalato” 13 milioni di euro! Che Regione e Università collaborino e che vi siano accordi anche di supporto economico è giusto, ma non sarebbe male prestare anche un po’ d’attenzione al livello di “qualità” espresso dall’ateneo in questione e al posto in classifica cui si attesta questa università a livello nazionale!

L’ateneo molisano si caratterizza anche per un altro elemento discutibile: ha, ahinoi, un carattere drammaticamente non democratico, visto da quanto supporta / sopporta la presenza della stessa persona nel ruolo di Magnifico Rettore. Si consideri con oggettività matematica l’elenco seguente che indica la durata in carica dei 7 Rettori dell’ateneo molisano, fin dalla sua inaugurazione:

  1. Giovanni Palmerio (23 novembre 1983 – 12 gennaio 1985)
  2. Gianfranco Morra (13 febbraio 1985 – 13 agosto 1986)
  3. Mario Formisano (14 agosto 1986 – 13 ottobre 1987)
  4. Pietro Perlingeri (14 ottobre 1987 – 25 luglio 1990)
  5. Giovanni Palmerio (26 luglio 1990 – 13 dicembre 1990)
  6. Lucio d’Alessandro (14 dicembre 1990 – 31 ottobre 1995)
  7. Giovanni Cannata (1º novembre 1995 – oggi)

…tutti in regola, Lui incardinato al potere da 17 anni!! Praticamente una monarchia! Ed un monarca, si sa, ha bisogno della sua corte di feudatari per gestire il potere e le sue maglie…. ma non è questo il caso di aprire un capitolo inquietante su sistemi di baronaggio, concorsi truccati e tutto quanto altro immaginabile!

Fondazione Molise cultura
Purtroppo su questo ente possiamo dire poco di ufficiale, perché nulla di pubblicato, nulla di trasparente, nulla di condiviso e chiaro vi è circa la sua struttura e il suo operato. L’unico testo ufficiale di presentazione dell’ente che si legge sul sito della Regione è il seguente: “La Fondazione intende porsi quale istituzione culturale permanente, snodo di alta divulgazione ove cultura, espressioni/manifestazioni culturali, scienza e tecnica, arte, teatro, cinema, musica, costume, tradizioni, multimedialità e comunicazione in genere vengono approfondite, illustrate, individuate, comparate, tutelate, promosse e valorizzate. La Fondazione si propone di promuovere e diffondere la conoscenza del patrimonio storico e culturale del Molise e si pone quale riferimento per i processi produttivi del settore” che sembra il tipico esempio molisano di retorica, tanto vuota, quanto astrusa la sua sintassi, che insomma dice tutto senza dire assolutamente niente e con palesi errori di logica e incongruenze grammaticali veramente ridicole, se non fossero invece tragiche, data poi la loro connessione con il termine “cultura”. Sappiamo solo che il presidente del fantomatico ente è Sandro Arco, noto prima per essere stato nominato da Iorio, da esterno, assessore alla Cultura della Regione Molise, poi “licenziato” per insondabili motivazioni di redistribuzione di cariche e, infine, per essere stato nominato, sempre da Iorio forse come ricompensa dopo la sua precedente estromissione dalla politica, direttore della Fondazione con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 3 del 12 gennaio 2010, SENZA una logica meritocratica democraticamente connotata, basata su palesi e condivisi criteri selettivi. Vorremmo invece che tutti fossero informati, con i fatti e non con le parole, su quali siano le specifiche finalità e gli ambiti di attività veramente precipui di questo ente. Sembra infatti, leggendo lo Statuto, pubblicato sul BURM n° 36 del 16-12-2010, che l’ente debba svolgere le stesse identiche attività che dovrebbero già svolgere normalmente gli assessorati con simile ambito di operatività, l’Assessorato alla Cultura e al Turismo, per intenderci. E’ evidente che con la Fondazione si abbia una duplicazione di funzioni, di attività, di risorse umane, quindi di costi. Vorremmo poi che la Fondazione fosse dotata di un mezzo di comunicazione chiaro ed agile, un sito internet per esempio, aggiornato con tutti i dati più importanti, non solo quelli per fare scena ovviamente, ma anche quelli per provare la necessità e validità della sua esistenza: i dipendenti, il loro CV e le modalità di selezione del personale, le azioni svolte, quelle programmate, il bilancio annuale, almeno per sapere se la Fondazione è in attivo o in passivo, e come vengono usati i soldi pubblici, vorremmo che fosse chiara e palesata la politica culturale di questo ente che c’è ma che nessuno conosce veramente.

Vorremmo, vorremmo, vorremmo! Chi darà mai una risposta alle legittime domande dei cittadini che rispettano e cercano di applicare quotidianamente e con buon senso i principi della Costituzione italiana?