Girano le pale

In queste ultime settimane con la paventata imminente realizzazione di una centrale eolica nei pressi della chiesa romanica di Santa Maria della Strada in Matrice (in realtà l’installazione ricadrebbe in agro di Sant’Angelo Limosano, ben visibile però sui crinali che fanno da cornice al paesaggio) è tornata l’attenzione sul fenomeno del proliferale di pali eolici nella nostra regione. Noi del moVimento 5 Stelle molisano abbiamo avuto la possibilità di visionare i progetti e le comunicazioni ricevute dal sindaco di Matrice, comunicazioni che spesso arrivano a cose già fatte specie perché questo tipo di autorizzazioni sono di competenza della Regione che agisce in tal senso in regime di indifferibilità e urgenza. Abbiamo potuto constatare che oltre al suddetto, si prospetta la realizzazione di un altro impianto, che era fermo in un qualche cassetto da un po’ di tempo nonché la realizzazione di una Stazione Elettrica di trasformazione in agro di Matrice a servizio di un nuovo cavidotto aereo da 150 kV di 40 km di lunghezza che collega Ripalimosani alla dorsale Adriatica all’altezza di Larino (lungo la Statale 87). Quest’ultima infrastruttura andrebbe a compensare da un lato l’inefficienza della rete di distribuzione e trasmissione dell’energia elettrica e dall’altra sarebbe funzionale ad impianti (eolici o fotovoltaici) già installati o in attesa di autorizzazione/realizzazione. Questa, in breve, è la sintesi della situazione attuale.

Il meccanismo si perpetua sempre con le modalità ormai tristemente note: nasce una piccola S.r.l. che individua le aree su cui installare gli impianti, effettua l’iter per l’autorizzazione direttamente in Regione e una volta ricevuto il placet, rivende, anche a diverse centinaia di migliaia di euro, il progetto approvato ad una qualche multinazionale che effettuerà l’installazione. Facile intuire come questo modello offra il fianco a vere e proprie speculazioni e possibili operazioni poco trasparenti! Per evitare l’insorgere di queste circostanze i nuovi meccanismi incentivanti (DM 6 luglio 2012) limitano fortemente la nascita di queste società fittizie, imponendo la dimostrazione del possesso degli strumenti finanziari idonei alla realizzazione degli impianti.
La contrattazione con i proprietari terrieri (in caso di terreni privati) o con il Comune sul quale insiste fisicamente la realizzazione, è poi la parte più pericolosa:

  • nel primo caso la rendita rappresenta una appetibile boccata d’aria soprattutto per le piccole imprese, su cui grava pesantemente la crisi economica del mercato degli agroprodotti, per non parlare dei tanti terreni in abbandono colturale ai cui proprietari (spesso lontani e disinteressati) si presenta forse come unica, o comunque più semplice, fonte di remunerazione;
  • nel secondo caso, fino a qualche tempo fa, erano previsti dei ristori patrimoniali (dell’ordine del 3% della redditività dell’impianto) che i Sindaci provavano ad utilizzare per rimpinguare in maniera palliativa le loro esigue casse; quello che è previsto adesso (DM 10 settembre 2010) è invece che il ristoro non sia più di natura patrimoniale (ovvero niente cash per provare ad evitare anche bustarelle nonché salvaguardare l’etica “green” del meccanismo), ma di natura ambientale, prevedendo la compensazione o mitigazione delle installazioni previa richiesta da parte dei Sindaci, opportunamente interpellati in sede di Conferenza dei Servizi.

Gli impianti eolici naturalmente riescono a produrre energia, quindi reddito, solo quando le pale sono in movimento e questo dipende da due fattori: le ore lavoro utili determinate dalla ventosità del sito (in Molise in media si parla di 2400-2600 h/anno) e l’efficienza nella distribuzione da parte della rete elettrica. Va inoltre sfatata la voce basata sul business degli incentivi: sia i Certificati Verdi che le tariffe incentivate per la vendita al GSE dell’energia prodotta avviene solo sui kWh reali prodotti! (alias… se la pala non gira, non si produce né energia, né certificati verdi e di conseguenza nessun profitto).
Allo stato attuale in Molise, dati GSE e Ministero dell’Economia, il 50% del fabbisogno elettrico è coperto con fonti energetiche rinnovabili (dallo studio dei rapporti produzione e consumo finale di energia elettrica, al netto dei saldi in uscita): questo significa che abbiamo già abbondantemente superato l’obiettivo previsto in seno al Burden sharing, cioè la ripartizione degli obiettivi nazionali, che fissa la percentuale al 35% entro il 2020. Questo non significa necessariamente fermarci con le installazioni di impianti FER (Fonti Energetiche Rinnovabili), ma che all’interno di un PEAR (Piano Energetico Ambientale Regionale) serio e importante, si potrebbe iniziare a contrattare questo nostro surplus con le tante regioni di Italia inadempienti da questo punto di vista. Ma qui arriviamo al nodo fondamentale: la assoluta mancanza di pianificazione!
Pianificazione assente sia sulle modalità di produzione di energia, sia sull’efficientamento dei consumi, termici ed elettrici, inteso come riduzione degli sprechi (imprescindibile in un’ottica di sostenibilità energetica nonché di pura logica matematica!), sia dal punto di vista della salvaguardia delle peculiarità artistico-paesaggistiche del nostro territorio e della sua integrità e funzionalità ecologica.
In tal proposito la Soprintendenza per i Beni Archeologici non riesce sempre, in maniera tempestiva e precisa, ad individuare i siti da porre sotto tutela: solo in questo modo la Regione potrà presentare delle linee guida adeguate per indicare distanze, dimensioni e quant’altro degli impianti in attesa di autorizzazione. Tale latitanza  pianificatoria offre terreno fertile all’assalto di numerose ditte installatrici, consentendo alla Regione Molise (ente autorizzatore) di continuare nel tentativo di salvare “la faccia” (solo di quello si tratta), per mezzo di vane leggi ad hoc postume, puntualmente impugnate dalle ditte, che non trovano grandi difficoltà nel vincere le relative cause (ad esempio con l’eolico nella Valle del Tammaro). Quello che succede a Santa Maria della Strada è esattamente figlio di questa situazione stagnante e volutamente torbida: l’ex Sovrintendente Mario Pagano diede disponibilità alla realizzazione dell’impianto, mentre Famiglietti, che lo ha sostituito da qualche anno, l’ha negata presentando istanza al TAR Molise, ottenendo parere favorevole. Naturalmente la controparte ha prontamente presentato ricorso al Consiglio di Stato, ottenendo il ribaltamento della sentenza emessa dal TAR regionale.

Quella di Matrice è una situazione emblematica di quelli che sono i rischi a cui una Regione impreparata dal punto di vista tecnico e legislativo è soggetta. Ben vengano i comitati locali e la mobilitazione dei cittadini desiderosi di difendere il proprio territorio da un’invasione che appare in molti casi inarrestabile, ma i recenti accadimenti dimostrano sempre più come alla base sia necessario disporre di una preparazione tecnica, di un’unità d’intenti e soprattutto di una visione organica in tema energetico (e in questo caso anche storico/ambientale) che è lecito, e quanto mai auspicabile (se non cogente), attendersi dagli organi posti alla “guida” del territorio.

Noi del Movimento 5 stelle stiamo cercando di raccogliere quante più informazioni possibili riguardo ai temi energetico/ambientali della Regione al fine di metterle a sistema e, grazie all’ausilio della tanto cara intelligenza collettiva, proporre strumenti di difesa, ma soprattutto sviluppo ragionevole, ragionato e quanto mai sostenibile del nostro territorio.

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