Scorre cemento nelle vene di Campobasso

L’accordo di programma stipulato dal Comune di Campobasso ed un privato costruttore per l’edificazione del sedicente “Parco S. Pietro” è l’ennesimo affronto al bene comune, all’ambiente urbano, alla legge e ad ogni elementare principio di buon governo.

Già in tempi non sospetti vennero osservate e segnalate dal MoVimento 5 Stelle (vedi articoli 1 e 2) e da altri movimenti politici ed associazioni ambientaliste, diverse anomalie che si nascondevano dietro il progetto presentato dal costruttore, che prevede l’edificazione privata di natura residenziale e commerciale, su un’area, tra l’altro destinata secondo il vigente PRG (Piano Regolatore Generale) a verde pubblico e a Servizi Generali per la cittadinanza.

Oggi osserviamo invece impotenti alla crescita rapidissima dei pilastri che presto diventeranno monoblocchi di cemento di decine di metri, assolutamente fuori contesto, che cambieranno i connotati del quartiere e dell’intera centro urbano.

È un film tristemente noto nella nostra città, ma a cui la cittadinanza è ormai stanca di assistere impotente. Sia chiaro che nessuno mette in discussione né la libera iniziativa privata né la possibilità di costruzione di nuovi alloggi (anche se continuiamo a chiederci quale esigenza abitativa debbano soddisfare in una città satura di palazzoni semideserti che offre una capacità abitativa di oltre il doppio rispetto ai propri abitanti …); ciò che si contesta è il metodo con cui tali interventi vengono pianificati e realizzati.

Parlando più in generale risulta come sempre esclusa qualsiasi forma di coinvolgimento della cittadinanza nelle scelte che segnano il destino dell’urbanistica cittadina, ormai preda esclusiva della speculazione edilizia spesso legata ad interessi extra cittadini, se non extra regionali. È noto a tutti che, come per i rifiuti, il cemento, costituisce uno dei principali business delle organizzazioni malavitose d’oltre confine regionale.

Contestiamo la mancata rispondenza tra i progetti preventivamente illustratici direttamente dal costruttore e ciò che sta per essere realizzato: proprio il primo lotto ad esempio, quello attualmente in costruzione, presentava in origine forme, volumi ed impatto decisamente diverso e ridotto rispetto a quanto sta nascendo dall’enorme voragine scavata nei pressi dell’incrocio tra via S. Giovanni e via G.B. Vico e che a breve si estenderà fino al retro stazione ferroviaria.

Contestiamo il mancato rispetto delle distanze, previste dalle normative, tra gli edifici e le strade, che difficilmente potranno essere rispettate data l’imponente mole dei palazzoni che saranno realizzati. Ciò comporterà un aumento smodato del carico urbanistico, saturando ulteriormente un’area urbana già fortemente critica.

Contestiamo inoltre il mancato rispetto degli accordi stipulati tra il Comune ed il costruttore che prevedevano, quale scomputo degli oneri di urbanizzazione, la realizzazione, in contemporanea all’inizio dei lavori del “Parco S.Pietro”, di 30 alloggi di edilizia popolare in via Facchinetti, ad oggi né progettati, né, ovviamente, realizzati.

Infine, riteniamo che l’impatto ambientale derivante dall’insediamento del nascente quartiere, sia un vero proprio macigno per l’intera città. Basta cliccare su google map per osservare la grandezza e l’importanza dell’insediamento boschivo di rione S. Pietro e rendersi facilmente conto del grave scippo che la città subirà con la cancellazione di un vero e proprio polmone verde in pieno centro cittadino, ricco di essenze arboree e floristiche, anche di pregio e ad alto fusto, habitat naturale di innumerevoli specie faunistiche e di volatili. Peraltro, la stessa Valutazione Ambientale Strategica allegata al progetto, richiama chiaramente l’attenzione sull’importanza ambientale del sito (pag. 37, IV capoverso), indicandone l’opportunità di preservarne le qualità. Valutazioni palesemente ignorate dal progetto che prevede invece la cementificazione e l’impermeabilizzazione della quasi totalità dell’area (oltre 25.000 mq su una superficie complessiva di circa 35.000 mq), lasciando a “verde” le sole fasce di rispetto a margine della viabilità e, forse, qualche aiuola.

Sappiamo che l’impermeabilizzazione dei suoli ed il consumo del territorio rappresentano una vera e propria emergenza negli ecosistemi urbani, e continuare a cementificare ed impermeabilizzare aree permeabili, peraltro in una zona già severamente compromessa da questo punto di vista, costituisce un azzardo che potrà costare caro nel tempo qualora si verificassero calamità naturali, come spesso siamo abituati a vedere nei telegiornali in zone dove si è nel tempo costruito indiscriminatamente senza considerare l’importanza strategica del verde negli ambienti fortemente antropizzati. Esattamente come sta accadendo nella nostra città.

Auspichiamo che gli organi competenti vigilino su quanto sta accadendo, mettendo in atto tutte le azioni possibili, fino alla sospensione dell’esecuzione dei lavori, per ripristinare legalità rispetto delle regole, sempre più calpestate a discapito degli interessi collettivi e del bene comune.

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