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Pubblicato da il 23 Gen, 2013 in Novità, Sanità |

Sanità molisana e precariato

Sanità molisana e precariato

Preso atto delle numerose ed insistenti sollecitazioni da parte di cittadini molisani, gli unici a cui ci sentiamo sempre in obbligo di rispondere, il MoVimento 5 Stelle Molise con il presente messaggio vuole ribadire, in merito al Piano Sanitario Regionale previsto dal Commissario Filippo Basso, quanto segue.

Comprendiamo la necessità di agire laddove i politici nostrani non lo hanno fatto per garantirsi consenso elettorale, evitando scelte impopolari ma necessarie. Tuttavia, è assolutamente discutibile la ripartizione dei posti letto prevista nelle strutture ospedaliere, da cui si evince un esagerato sbilanciamento verso la sanità privata. Il MoVimento 5 Stelle ricorda, come riportato nel programma elettorale recentemente reso pubblico, che il riassetto organizzativo del Servizio Sanitario Regionale deve essere basato sulla netta prevalenza di strutture pubbliche che, a differenza della sanità privata, sono le uniche a poter garantire i principi di universalità, uguaglianza e solidarietà.

Inoltre, ci uniamo alla protesta degli operatori del settore sanitario che hanno inteso denunciare l’inopportuna delibera ASREM nr. 285 con la quale si autorizza la “gara d’appalto per l’affidamento del servizio di somministrazione di lavoro a tempo determinato”. Manifestiamo forte dubbio circa la legittimità di questo provvedimento, visto il blocco che interessa i rapporti di lavoro nella sanità a causa dell’enorme debito. Proprio di recente alcuni organi di stampa hanno diffuso la notizia che sono in corso le indagini sull’ipotesi di illeciti da parte di un’agenzia interinale a proposito dei criteri adottati per le assunzioni nella sanità molisana, tra il 2007 ed il 2012. Ciò non fa altro che evidenziare la pericolosità e l’inefficienza di tale sistema di “reclutamento”. Crediamo che, qualora si ravvisassero esigenze di tal genere, nei casi previsti dalla legge, si debba provvedere attraverso concorsi pubblici o, eventualmente, attraverso la mobilità, anche a carattere interregionale. Stabilizzare chi ha potuto usufruire di “scorciatoie” per gli impieghi de quo è un’ingiustizia che non può trovare alcuna giustificazione professionale.