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Pubblicato da il 23 Mag, 2013 in Comunicati, Democrazia Diretta, Diritti & Pari opportunità |

Il MoVimento è rosa perché è libero

Il MoVimento è rosa perché è libero

Quasi surreali e contraddittorie, le parole di Matteo Renzi alla puntata di Porta a Porta: “Così si fa vincere Beppe Grillo”. E sulla stessa lunghezza d’onda le parole recenti di una nota esponente sindaco del PD molisano “Un autogol di debolezza”. Non c’è che dire, posizioni da considerarsi opportune contro la linea della vecchia dirigenza del partito, ma non certo contro la linea del MoVimento 5 stelle. Se volete “battere l’avversario”, come piace dire e pensare ai volponi della politica, l’avversario lo dovete prima conoscere. E, come spesso accade, dimostrate di essere ancora lontani dal conoscerlo veramente.

L’art. 49 della Costituzione Italiana cita:
“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.”
Il Disegno di Legge n. 260 d’iniziativa dei senatori Finocchiaro e Zanda, comunicato alla Presidenza il 22 marzo 2013 contenente disposizioni per l’attuazione dell’articolo succitato, risponderebbe all’esigenza di introdurre una disciplina dei partiti politici alla quale dovranno attenersi tutti i partiti che intendono concorrere alla determinazione della vita politica, pena l’esclusione dalla “competizione elettorale”, la perdita dei rimborsi per le spese elettorali o di ogni ulteriore eventuale forma di finanziamento pubblico. Aspetto quest’ultimo per il quale non ci si stanca di ricordare la volontà già espressa dai cittadini con il Referendum del 1993.

E’ pur vero che nel contesto economico e sociale che stiamo vivendo, il colmare un articolo della Costituzione Italiana alquanto lacunoso, almeno a detta di alcuni vertici del PD, potrebbe risollevare le sorti del nostro Paese e ridare dignità a quei partiti che sono la rappresentanza di loro stessi, ma bisogna ammettere che avrà come conseguenza l’esclusione di tutti i movimenti sociali e politici, il MoVimento 5 Stelle incluso, che non si sentono affatto rappresentati da queste organizzazioni così complesse, articolate e verticistiche. Sono in molti, infatti, a sostenere che il MoVimento 5 Stelle stia portando avanti una campagna strumentale contro quest’atto democratico del PD che non dovrebbe essere vista come una legge fatta per contrastare il 5 Stelle, per poi ascoltare in piena contraddizione le parole del sindaco di Firenze o di altri esponenti del PD locale che, criticando il Ddl come un atto contro il MoVimento 5 Stelle, affermano che:
“È sul piano delle idee e dei comportamenti amministrativi, infatti, che va valutato il Movimento e battuto!”

Il MoVimento 5 Stelle non è un partito politico e mai lo sarà, a costo di non partecipare alle prossime elezioni, in quanto il disegno di legge presentato lo snaturerebbe di fatto e diventerebbe come un uccello senza ali.
In un MoVimento, in cui sono fortemente radicati i concetti di trasparenza, di meritocrazia, in un MoVimento in cui non ci sono ideologie di destra o di sinistra, ma la volontà di aprirsi a un confronto e a una collaborazione su progetti e idee per il bene comune, in un MoVimento in cui vale la regola dell‘ “Uno Vale Uno”, la partecipazione è garantita a tutti i cittadini.
A testimonianza della libera partecipazione, senza alcuna imposizione ma in un contesto armonico di pari opportunità, mentre i partiti cercavano di inventarsi un sistema di quote per dare una rappresentanza femminile nelle istituzioni facendo passare l’idea che la presenza o meno di componenti rosa all’interno di collegi, consigli di amministrazione, enti o istituzioni fosse un diritto e non la conclusione meritocratica di un lungo percorso di condivisione e di partecipazione, è eclatante quello che si è osservato alle parlamentarie del MoVimento 5 Stelle in cui si è evidenziata una netta affermazione delle donne, infatti su 31 capilista 17 sono state donne (il 55%). Tutto ciò significa che quando le decisioni sono prese dai cittadini e non da un ristretto gruppo di persone, la scelta è “rosa”. Le accuse di maschilismo, spesso rivolte al MoVimento 5 Stelle, non solo offendono tutte quelle ragazze, donne, attive e simpatizzanti del movimento, ma soprattutto tutti quelli che si battono per portare avanti i principi ispiratori del Progetto Equal. Un progetto che intende, tra le altre cose, monitorare la presenza femminile nelle liste civiche del MoVimento ed individuare delle possibili strategie per raggiungere una percentuale di partecipazione quanto più possibile vicina al 50%, analizzando prima di tutto le cause della scarsa partecipazione e arginarle per risolvere il problema dalla radice, e non trovando la scorciatoia più comoda e sicura come quella delle quote rosa. Anche in Molise, infatti, tra tutti i candidati alle parlamentarie, alla fine la votazione ha stabilito che la capolista al Senato fosse una donna. Donne, tra l’altro, presenti anche tra i risultati della votazione per eleggere i candidati alle elezioni regionali, ma che per motivi personali non hanno accettato la candidatura.

Viviamo in una regione in cui l’occupazione femminile è lontana da quella del resto d’Italia e la situazione è ancora più drammatica se pensiamo alla qualifica professionale o alla professione mediamente svolta dalle donne. Non possiamo parlare di emancipazione della donna, di contrasto alla violenza di genere, se prima non forniamo gli strumenti necessari per raggiungere quel principio di pari opportunità che tanto si auspica. Il MoVimento 5 Stelle, in un certo senso, lo sta facendo. Grazie alla rete internet, offre una maggiore partecipazione delle donne. Le attività e le discussioni avvengono prima sui nostri blog e le poche riunioni fisiche indette sono organizzate in giorni ed orari concordati in base alle disponibilità di tutti. Tutto ciò permette, anche a chi ha famiglia o poco tempo a disposizione, di partecipare.
In quanto donna attivista del 5 Stelle e portavoce delle donne attive o simpatizzanti del MoVimento 5 Stelle Molise, non posso credere che, seppur dettata da una condivisibile finalità, le quote rosa o qualsiasi stratagemma elettorale atto ad aumentare la percentuale della presenza femminile siano la risposta alla poca partecipazione delle donne alla vita politica. Di sicuro, una maggiore offerta dei servizi alla genitorialità o alla famiglia in generale, una sensibilizzazione maggiore e una diffusa informazione sulla parità di genere potrebbero essere un passo significativo verso un radicale cambiamento degli aspetti sociali e culturali intrinsechi di questa problematica. Nel frattempo, i risultati ottenuti dal Movimento 5 stelle Molise e, in particolare quello regionale, che vede una presenza paritaria tra donna e uomo, la dice tutta sul maschilismo del MoVimento.