Fondazione Giovanni Paolo II e lavoratori

La tanto attesa audizione avvenuta in mattinata nell’ambito della riunione congiunta della II e IV Commissione Permanente ha visto come partecipanti la dirigenza della Fondazione di Ricerca e Cura “Giovanni Paolo II”, la dirigenza ASREM, funzionari dell’Assessorato alla Sanità, le organizzazioni sindacali ed i rappresentanti sindacali dei lavoratori.

Il tema è stato la vertenza legata all’annuncio del possibile prossimo licenziamento di 45 infermieri della struttura da operarsi entro il 20 luglio. La procedura inizia nel luglio del 2012 con una trattativa tra la Fondazione e le organizzazioni sindacali che ha portato inizialmente ad una fase di cassa integrazione di due mesi con formazione on-job, che però non ha avuto i risultati sperati: al termine di questo periodo, all’inizio dell’anno, si è tornato a parlare di possibili licenziamenti fino alla promozione di un referendum tra i dipendenti per la realizzazione di un contratto di solidarietà tra gli stessi che permettesse il mantenimento dei livelli occupazionali. Tale referendum però ci risulta non essere stato ratificato da alcuna sigla sindacale ed inoltre si è tenuto senza alcuna preventiva garanzia dell’impegno della Regione.

Alcune domande però ci sono sorte: l’eventuale riduzione di personale paventata dalla Fondazione può inficiare i contingenti minimi che devono essere rispettati dalle strutture per essere accreditate presso la Regione Molise? E ancora, verrebbero garantiti i parametri di appropriatezza tra numero di infermieri e numero di posti letto? Perché si parla solo di licenziamento di infermieri e non di amministrativi? Esiste una pianta organica della struttura? E i bilanci con i dettagli delle spese per il personale al fine di evincere le eventuali differenze di retribuzione?

Il dottor Rastelli, Direttore Generale della struttura, dal canto suo, ha provato a rispondere a tali domande ribaltando però il concetto: quello che lui vuole sapere è se la Regione vorrà adempiere al pagamento di alcuni arretrati che la Fondazione vanta, soprattutto rispetto alle specialità ed ai medicinali; se si vuole contribuire alla ricerca per la specializzazione che non può essere sostenuta con le sole risorse interne; chiede infine alla Regione di mettere in sicurezza il bilancio coprendo i debiti altrimenti la struttura, essendo una Fondazione che non ha scopo di lucro, sarebbe costretta a chiudere i battenti.

In termini di programmazione il Presidente della Giunta, per bocca del Presidente della IV Commissione, sottolinea che la parola d’ordine sarà integrazione tra pubblico e privato, inserendo all’interno anche l’Università del Molise e creando quel polo sanitario di importanza strategica che il capoluogo molisano merita.

Sono mesi ormai che assistiamo alla vicenda che coinvolge i lavoratori della “Fondazione Giovanni Paolo II”, uniche vittime del braccio di ferro tra il Polo Ospedaliero e la Regione. Le sensazioni che trapelano dagli operatori del settore non sono affatto buone e pericolose ombre incombono sul futuro della sanità regionale. La questione non si limita però al “solo” licenziamento di 45 dipendenti della ex Cattolica: questo sembra a nostro avviso esclusivamente un espediente che il privato ha architettato per ottenere dalla Regione Molise garanzie, insomma una sorta di ricatto. L’obiettivo? La stipula di una convenzione ad hoc che, attraverso un numero assicurato di prestazioni, sostenga la Fondazione per un altro po’ di tempo. La Regione, a nostro avviso, non può con mero assistenzialismo sostenere il “regime di derogatio” instaurato dalla Fondazione. Una fase con troppi interrogativi che non consente di capire in che direzione si ha intenzione di procedere.

Il privato nella sanità, come previsto dalla legge e dal Piano Sanitario Nazionale, ha ragione di esistere per sopperire alle deficienze che eventualmente possono riscontrarsi nell’erogazione del servizio pubblico, oppure se vocato ad offrire la cosiddetta “eccellenza”. Infatti, aveva sicuramente senso la Cattolica all’origine del suo percorso, con il suo stuolo di professionisti che garantivano, appunto l’eccellenza. Ora invece? Se è vero come è vero che di quella squadra non è rimasto praticamente nessuno e che, con tutto il rispetto per i sostituti, l’attuale formazione non è più attrattiva come in passato e se è altrettanto vero che il servizio pubblico deve puntare a migliorare lasciando sempre meno spazio alle prestazioni private, qual è la strada che la Fondazione vorrà percorrere per non chiudere i battenti? Si ha davvero questa volontà? Noi crediamo che i lavoratori meritino delle risposte e che la nebulosità in merito agli effettivi impieghi e alla spesa per il personale sostenuta dalla struttura debba essere quanto prima diradata, nel rispetto del principio di trasparenza che da solo consentirebbe di conoscere la verità.

 

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