Casta quanto ci costi??

Indignazione Day a Campobasso: i cittadini indignati assediano il Consiglio Regionale.

Lo scorso luglio il Consiglio Regionale del Molise, ultimo in Italia, ha recepito, in una lunga seduta terminata a tarda notte, il D.L 174/12 in materia di riduzione dei costi della politica. Ne è scaturita una nuova legge regionale che, a conti fatti, anziché ridurre le indennità ed i rimborsi per consiglieri, assessori e presidenti di giunta e consiglio, così come tutti si aspettavano ed auspicavano, riesce persino ad aumentarli, in alcuni casi di circa 1000 euro al mese.

Uniche voci fuori dal coro, neanche a dirlo, i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, Federico e Manzo, che hanno dato dura battaglia nell’ambito della discussione in aula, presentando ben 17 emendamenti finalizzati ad eliminare o ridurre in maniera più incisiva, alcuni dei privilegi di cui godono i loro colleghi. Tra questi, si è chiesto di limitare a poche cariche l’indennità di funzione (dai 750 ai 3000 euro), altrimenti corrisposta, a vario titolo, alla quasi totalità dei consiglieri; di limitare a 250 euro giornaliere il tetto massimo di rimborso per i consiglieri “in missione”; di eliminare l’adeguamento progressivo agli indici ISTAT dei già corposi stipendi dei consiglieri; di ridurre al minimo l’indennità per un consigliere sospeso dalle funzioni; di abrogare il contestatissimo art. 7 della legge regionale che assegna ad ogni consigliere 2450 euro mensili per consulenza/assistenza (portaborse), il più delle volte intascati direttamente dai consiglieri poiché senza alcun obbligo di rendicontazione.

Tutti gli emendamenti presentati, sono stati sistematicamente respinti dal monoblocco centro/destra/sinistra, uniti in un diabolico patto di mutuo soccorso, al fine di salvaguardare ogni beneficio possibile.

Allo scellerato comportamento del consiglio è seguita una ondata di indignazione popolare che ha spinto gli attivisti del Movimento ad indire un INDIGNAZIONE DAY, lo scorso 6 agosto, davanti ai cancelli del consiglio. Centinaia i cittadini intervenuti, nonostante i 40 gradi, la giornata lavorativa ed il periodo vacanziero, per manifestare la contrarietà alle decisioni del consiglio ed il pieno appoggio al coraggioso lavoro dei consiglieri pentastellati. Un vero assedio al “palazzo” che ha costretto gran parte dei consiglieri ed assessori in ingresso nella sede consiliare, ad attraversare due ali di folla a dir poco “indignata”. Tra questi, solo un paio hanno affrontato i cittadini, tentando maldestramente di giustificare, con delle performances di politichese spinto ed arrampicate sugli specchi, il loro cedolino stipendiale che supera i 10 mila euro mensili.

La pressione dei manifestanti ha indotto successivamente il presidente del consiglio a sospendere la seduta in corso e convocare una delegazione di attivisti del movimento per far loro illustrare, dapprima al consiglio riunito, successivamente in forma riservata ai presidenti di giunta e consiglio i motivi della contestazione.

Assolutamente inutile raccontare i contenuti dell’incontro, quando dall’altra parte del tavolo ci sono le massime cariche regionali che ammettono che la riduzione delle indennità comporterebbe l’obbligo dell’adeguamento di tutte le regioni alla più “virtuosa”, smascherando palesemente gli ordini di scuderia dei partiti di non far scendere al di sotto di determinati livelli di retribuzione i compensi per gli eletti nei consigli regionali. Inutile tentare di ragionare con chi rivendica, oltre la legittimità, anche l’equità della propria busta paga di oltre 12 mila euro mensili. Inutile confrontarsi con chi ha la sfacciataggine di confessare che per mantenere consensi e preferenze sull’intero territorio regionale ci vogliono risorse adeguate, impegno e lavoro, dove per lavoro s’intende anche presenziare alle tante sagre e feste paesane, nonché cerimonie di battesimi e matrimoni, con tutte le relative spese connesse.

E non è uno scherzo, vale la pena fare una riflessione su questo argomento che spesso torna gli onori della cronaca.

Pare, infatti, che in Molise la partecipazione ai matrimoni sia uno dei principali strumenti di proselitismo politico; un consigliere semplice può essere invitato fino a 40 matrimoni all’anno, mentre per assessori e presidenti si può arrivare anche a 50 o 60. Da qui l’aumento delle relative spese a carico del politico di turno che però ne guadagna in termini di consensi elettorali, soprattutto se le famiglie interessate sono numerose. E’ un particolare tipo di economia che resiste soprattutto in Molise e che, evidentemente, funziona ancora. Speriamo per poco.

Farà piacere ai molisani sapere che l’aumento dell’irpef, del bollo auto, ecc… servirà anche a finanziare l’abito del consigliere, dell’assessore o del presidente, oppure il ricco regalo agli sposi da parte del compare o del padrino. W gli sposi!!

6 pensieri riguardo “Casta quanto ci costi??”

  1. E’ UN MONDO DI PAPPONI E PRO PAPPONI; E’ UN MONDO DI EGOISTI, PECORONI E COCCODRILLI!

  2. da cittadino indignato perenne..nonchè da iscritto al movimento da lunga data..devo dire che il movimento qui in molise..e chi per esso esercita il mandato consiliare alla regione..non è che abbia brillato per la grande opposizione che ha esercitato ad oggi…a parte emendamenti….e poi sorrisetti compiacenti chi chi guida la regione!!!!

  3. Troppo forte (simpatico), il riferimento ai matrimoni, io aggiungerei che visto che mangiano tanto , avranno problemi con il colesterolo, diabete, e tutte le patologie legate ad una vita dedicata all’abbuffata, senza dimenticare che queste sregolatezze comportano stress psichici, e quindi necessitano cure specifiche. Ora capisco il bisogno dei 15-20 mila euro di stipendio mensile, servono a pagare i regali agli sposi, e spese mediche varie. Poverini i nostri amministratori , come si sacrificano per la collettività.
    Se non ci fosse il M5S, bisognerebbe inventarlo, adelante ragazzi, teneteci sempre informati

    il popolo è con voi

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