Io voto le Iene la prossima volta, così stiamo più tranquilli!

Bikini, spiaggia, sole, vacanze! Inizia in un simile contesto la storia ormai inaccettabile e umiliante dell’articolo 7, volgarmente denominato “Fondo per il portaborse”, per poi ritrovarcelo in pieno Inverno in perfetto stile “Vacanze di Natale!!”  Eppure, nonostante l’afa estiva, i lunghi pisolini, il 22 Luglio di quest’anno eravamo molto vicini all’abrogazione dell’ormai famigerato Art.7.

Due ore di bagarre in aula per prendere una decisione sull’approvare o meno l’emendamento del MoVimento 5 Stelle. Consiglieri che “sottobanco” erano a favore dell’abrogazione, ma hanno all’ultimo momento ritirato la mano per ordini di “scuderia” e votato contro il nostro emendamento, altri invece erano totalmente contrari ma ora fanno gli “splendidi” senza averne ne il merito ne la coscienza.  Sarebbe bastato approvare subito il nostro emendamento. Se fosse successo quel che doveva succedere si sarebbero evitate le recenti figuracce pubbliche, per di più su scala nazionale, di alcuni consiglieri e assessori, e la confusa bagarre sul web che sta portando solo ad ulteriore confusione, umiliazioni e senso di abbandono da parte dei cittadini. Linfa vitale della politica del niente.

La legge n.7 del 2002, se da un lato elargisce da 11 anni quei 2.451 € mascherati da rimborso spese, dall’altro non obbliga i consiglieri ad esibire niente, insomma “le leggi se le fanno da soli” ovviamente e possono intascare senza obblighi di assumere chicchessia. E questa condizione perdura, nonostante la recente approvazione della legge 20/2013, finché non saranno regolamentate le disposizioni.

Siamo sempre stati fermi sulla nostra posizione ma, ancor di più, dopo il recepimento del D.L. 174/2012. Non c’è rendicontazione o portaborse che tenga, va abrogato punto e basta! Questo era il senso del nostro emendamento che, va ricordato, era condiviso da alcuni membri della maggioranza che si ritirarono in riunione per 2 ore, ma evidentemente non dalla maggioranza di loro.

Ad esempio era contraria la consigliera Lattanzio, ferma ed accanita sostenitrice della fondamentale necessità dell’art.7 per lo svolgimento della sua attività di consigliere, ma che solo 3 mesi dopo propone una legge di cui lei è l’unica firmataria, dal titolo “Abrogazione dell’art.7 della legge 7/2002”. Bastava votare “si” all’emendamento ed il suo voto sarebbe stato decisivo, risparmiando così, oltre al denaro pubblico, anche imbarazzo a tutto il Consiglio regionale.

Il consigliere Totaro, relatore della legge n.10 che “limitava” i costi della politica, che ha bocciato 12 dei nostri emendamenti con un secco “no” non motivando nessuna risposta se non per qualche: “eh…l’emendamento è condivisibile, ma è NO!”. Solo un mese dopo dichiara a tutti i giornali, a nome di tutto il PD di cui è capogruppo, di essere “deciso ad abrogare il fondo per i portaborse” scatenando l’ira del Presidente della Giunta al quale risponde: “Resto allibito dalla reazione scomposta del presidente Frattura, nel sentirsi chiamato in causa sull’abolizione dell’articolo 7. Innanzitutto, la proposta non è mia personale, ma del Partito democratico, annunciata attraverso il suo capogruppo in Consiglio regionale”

Chissà cosa sarà successo dopo? Perché il pres. Totaro e tutto il suo PD non hanno più proceduto all’abrogazione dell’art.7 ma, addirittura, hanno emanato una legge che lo regolamenta?

Dal 22 Agosto in poi abbiamo assistito alle riprese di questo divertentissimo film, molti gli attori: c’è chi rinuncia, chi se lo tiene, chi ne chiede la rendicontazione e c’è chi, con enorme senso civico, lo sospende, ovvero ci rinuncia oggi ma per vederselo accreditato  in un’unica soluzione a fine mandato. E dulcis in fundo c’è chi risponde, invece, solo alla propria coscienza dichiarando “è vero, in tutti questi anni ho percepito l’art. 7 in maniera ingiusta”. Sappiate che si può sempre restituire, come facciamo noi ogni mese.

Rientrati dalle vacanze estive, il giochino del desiderio resta l’articolo 7. Mentre alcuni rinunciano a questo privilegio, prendendone le distanze, altri ex-sostenitori annunciano alla stampa la necessità dei fondi dell’articolo 7 per l’espletamento delle proprie funzioni chiedendo trasparenza per l’uso del denaro pubblico.

Finita l’estate, il clima non cambia. Dopo le contraddittorie dichiarazioni alla stampa, il nostro emendamento bocciato, si prosegue per la via della regolamentazione del fondo. L’articolo 7 non è abrogato! Viene presentata una legge per la rendicontazione delle spese del fondo approvata dalla I Commissione con i voti favorevoli dei consiglieri Di Pietro, Totaro e Micone. Insomma, quella per l’articolo 7 è diventata una battaglia di difesa trasversale che unisce maggioranza e opposizione. Quando si dice: “le buone idee vanno condivise”. Tutte, tranne le nostre!

Ne esce pulito, si fa per dire, il vice Presidente Monaco, che puntualmente ha evitato di presentarsi in Consiglio tutte quelle volte che si approvavano leggi sul trattamento economico dei consiglieri, potrà sempre dire “io non c’ero”; di diverso avviso Massimo Romano che, per motivi d’indennità, lo ha espulso da Costruire Democrazia. Ci chiediamo a questo punto, di che partito faccia parte Filippo Monaco visto che a Palazzo Moffa non esiste un gruppo misto (che non avrebbe diritto a finanziamenti. cfr l. r. 4 novembre 1991, numero 20 comma 5 art 3 come modificato da legge 10/2013 ).

Non conosciamo i risvolti di questa faccenda, ma alla fine del film noi potremmo sempre dire di essere stati coerenti e di una cosa siamo sicuri: “Ve lo avevamo detto!”

Dal min 5:30

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