La privatizzazione della sanità molisana

Quando affermiamo che il disegno di Frattura sulla sanità regionale è chiaro abbiamo le nostre buone ragioni…

Quando affermiamo che il disegno di Frattura sulla sanità regionale è chiaro abbiamo le nostre buone ragioni!

Finalmente anche qualche media ne comincia a parlare e questo non può che essere un bene. Tuttavia, sta diventando una prassi la strategia comunicativa della maggioranza e non solo: difendere fino allo stremo le proprie scelte opportunistiche e, se costretti perché travolti dagli eventi, cambiare rotta pavoneggiandosi che lo si è fatto per senso di responsabilità e altre chiacchiere. Ricordate la storia dell’art. 7?

C’è poco da stare allegri, in modo particolare i dipendenti pubblici. Eppure per 50 dipendenti della Fondazione si sono mobilitati tutti. Vorremmo porre alcuni quesiti al Commissario ad acta e non mancheremo di farlo anche nelle sedi opportune. In funzione della riorganizzazione è previsto che alcuni reparti vengano gestiti dalle strutture private in maniera esclusiva, per evitare duplicazioni.

  • Che fine faranno i dipendenti dei Reparti del Cardarelli che chiuderanno?
  • Non sarà forse che si creerà un esubero di personale? 
  • E non si andranno forse ad aggiungere ai dipendenti degli ospedali minori che verranno convertiti in strutture di altro tipo? 
  • Non sarà forse che la delibera dell’Asrem citata da tutti in questi giorni voglia soltanto preparare la strada amministrativa e formale per la ristrutturazione aziendale che interesserà il personale pubblico?
  • Detto semplice semplice, questi signori hanno valutato quanti posti di lavoro verranno persi? Noi diciamo centinaia.

Andiamo per gradi e facciamo ordine a tutte le informazioni che in maniera confusa e distorta stanno circolando da mesi. Schematizzeremo il resoconto per semplificare la comprensione, scusandoci se, per brevità, alcuni passaggi li daremo per scontati, premettendo che quello che stiamo per riportare non è la nostra opinione bensì la storia.

Punto di partenza:

  1. La regione Molise viene commissariata perché Iorio, più volte richiamato dai Tavoli Tecnici Interministeriali preposti al controllo, è stato inadempiente sotto molteplici punti di vista e riguardo al piano di rientro dal deficit sanitario.
  2. Filippo Basso viene nominato per affiancare Iorio (in pratica un tutore) fino al 30 aprile 2013. Entro quella data avrebbe dovuto raggiungere alcuni obiettivi e ci riesce. Tra le altre cose redige, con il supporto del sub-commissario Rosato, il Piano Sanitario Regionale e, con un blitz dell’ultimo minuto, nomina il nuovo Direttore Generale, Carmine Ruta, soggetto attuatore a cui affida tutto dandogli carta bianca viste le qualità professionali e la fiducia personale. Percopo, DG in carica sul quale pendeva un procedimento di rimozione attivato dallo stesso Basso per gravi inadempienze, è fuori gioco.
  3. Percopo ricorre al TAR.
  4. Il 21 marzo 2013, a seguito delle elezioni vinte, è stato nominato commissario ad acta il neo presidente pro tempore della Regione Paolo di Laura Frattura. Per mesi il Presidente della Regione prova a conservare buoni rapporti con tutti e forse all’inizio lo voleva fare davvero: quando si è inceppato il meccanismo?
  5. Carmine Ruta studia il sistema sanitario regionale in relazione al territorio: rete ospedaliera, rete territoriale e rete dell’urgenza-emergenza. Inoltre, scrive il Piano Operativo con l’obiettivo di calare sulla realtà locale il Piano Sanitario Regionale di Basso (ricordate? Frattura dichiarava negli incontri pubblici e ai media che quel piano l’aveva scritto lui). Come avviene anche in altri settori, il piano è un punto di partenza che viene plasmato e modificato in fase di attuazione, momento in cui si verificano sul campo le varie opportunità e, soprattutto, le vere esigenze.
  6. A luglio il Piano Operativo viene presentato a Roma per la verifica del Tavolo tecnico. Incredibile! Per la prima volta non è una bocciatura totale, anzi… I ministeriali apprezzano il riassetto organizzativo, anche se richiedono un crono-programma e i dettagli di spesa per la realizzazione. Ci vuole un’integrazione.
  7. Intanto il ricorso amministrativo di Percopo prosegue e il complesso balletto tra TAR e Consiglio di Stato si conclude alla fine di agosto/inizi di settembre. Percopo la spunta su Ruta ma, checché ne dica Frattura quando afferma che lui non si è mai voluto intromettere in una vicenda tra due privati, la Delibera di Giunta del 27 agosto a sua firma è determinante. Infatti, il Consiglio di Stato specifica che non ha motivo di esprimersi nel merito perché con quell’atto è venuto meno l’oggetto del contendere, ovvero la dirigenza ASREM: in pratica dice che, a prescindere dal suo giudizio, c’è chi ha già deciso chi deve stare in quel posto. Anzi, per essere più precisi, Frattura ha deciso chi non deve stare al vertice ASREM: Carmine Ruta. Perché? 

Hanno trattato Ruta come fosse un pazzo scatenato e lo hanno scaricato malamente ma la vera motivazione non è mai venuta fuori. Ha perfettamente ragione Frattura quando dice che non servono gli 007 per scoprire le cose perché è tutto alla luce del sole, è tutto scritto. Ma facciamo parlare i numeri: questa tabella appare a pag. 158 del Piano Operativo di Ruta.

 

pianoruta
Per chiarezza spieghiamo che la Situazione Attuale viene messa a confronto con quanto programmato nel Piano Sanitario Regionale di Basso tanto condannato da tutti, tutti.
Infatti, lo stesso Carmine Ruta di questa organizzazione dei posti letto dice testualmente:
“Si ritiene necessario ed indispensabile che tale “proposta” venga superata da quella indicata nel presente documento, essendo la precedente penalizzata sia da una indisponibilità delle necessarie informazioni epidemiologiche propedeutiche all’analisi, sia da un processo metodologico non conforme agli attuali indirizzi istituzionali, sia da un quadro normativo e di indirizzo intervenuti successivamente, e che ne evidenziano la attuale inapplicabilità”.

Di seguito invece quella che secondo noi è invece la firma di Ruta al suo licenziamento, sempre presente nel Piano Operativo di luglio:

 

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Da leggere attentamente i dati dei posti letto attribuiti al pubblico e quelli assegnati al privato. Spiccano evidenti le riduzioni per Neuromed (27 posti letto in tutto contro i 156 della situazione attuale) e per Fondazione Giovanni Paolo II (93 totali anziché 140).

Come scritto in precedenza, il Piano Operativo di Ruta andava solo integrato e invece il 10 dicembre 2013 a Roma viene inviato un Piano diverso dal precedente. Frattura o chi per lui, raccoglie l’intuizione di Ruta in merito all’integrazione Cardarelli/Fondazione ma lancia una proposta che svilisce moltissimo la struttura pubblica con l’alibi che bisogna evitare duplicazioni di Reparti (U.O.C.). Inoltre, ricicla la ripartizione dei posti letto del PSR di Basso presentando la tabella che segue:

 

pianofrattura

 

Magicamente tutte le strutture private vengono premiate. Potreste pensare che c’è un errore. Anche noi pensavo ci fosse un errore e per questo abbiamo letto e riletto il periodo che precede questa tabella:

“Partendo dal fabbisogno individuato per ciascun bacino territoriale, nonché da quanto evidenziato nel PSR, si è provveduto alla determinazione dei posti letto per le strutture pubbliche contemperando l’esigenza di eliminare ogni forma di duplicazione nell’offerta con quella di non penalizzare ulteriormente gli erogatori privati, già oggetto, negli scorsi anni, di rilevanti manovre di riduzione delle dotazioni. Sono stati, pertanto, confermati i numeri di posti letto contenuti negli ultimi decreti commissariali di accreditamento”.

Senza entrare nel merito delle qualità professionali dei singoli soggetti che non mettiamo assolutamente in discussione, aggiungiamo altre domande a quelle di apertura:

  • è opportuno che si scelga quale Direttore per la Salute presso l’Assessorato alla Sanità un dirigente che per svolgere questo compito si è dovuto mettere in aspettativa sul lavoro perché dipendente della Cattolica?
  • al netto di una procedura di evidenza pubblica che ci fa sorridere perché prima di raccogliere i curricula molti media già paventavano la scelta di Di Pilla, è opportuno che si proceda alla sua nomina visto che lo stesso ha ricoperto il ruolo di dirigente alla Neuromed?
  • è opportuno che ai tavoli istituzionali della sanità sia presente l’avv. Di Pardo, difensore delle strutture private già menzionate che hanno un contenzioso di decine di milioni di euro con la Regione Molise?

Su quest’ultima questione precisiamo che magari non c’entra niente e non è certo un reato ma lascia perplessi leggere sul Piano Operativo presentato da Frattura a dicembre che la Cattolica sarebbe disposta a rinunciare al contenzioso se venisse attuata la riorganizzazione indicata nello stesso Piano. E c’è da meravigliarsi? Vi pare strano sapendo che alla Fondazione che ha evidenti problemi di, come dire, sopravvivenza verranno garantiti reparti in maniera esclusiva e numero di posti letto in abbondanza?

Nessuno è contrario alla sanità privata che è prevista, garantita e tutelata dal nostro ordinamento ma il diritto alla salute deve essere garantito dallo Stato. E soprattutto, è inammissibile che si operino tagli drastici al pubblico per tutelare il privato. Il Molise sta diventando terra di sperimentazione di un sistema integrato di sanità pubblica con quella privata. Non possiamo tollerare che si speculi sulla salute dei cittadini molisani.

Se c’è da stare tranquilli è solo uno il motivo: Roma boccerà questo Piano Operativo e, in ragione del nuovo debito di decine di milioni di euro, affatto diminuito rispetto alla precedente gestione, e dopo un intero anno di immobilismo, invierà una balia per Frattura esattamente come successe a Iorio. Siamo arrivati al punto in cui è addirittura auspicabile.

Dio ci salvi, ma anche un po’ Roma.

GDL Sanità

12 pensieri riguardo “La privatizzazione della sanità molisana”

  1. Da operatore mi piacerebbe dare il mio parere sulla Sanità parto subito dicendo che Larino,Agnone e Venafro andrebbero chiusi. Si dovrebbe concentrare tutto su CB,IS e Termoli, quindi spostare tutte le risorse degli Ospedali chiusi su quelli che resteranno il discorso è molto complicato da spiegare scrivendo ma a voce sono pronto a dare mia versione avendo prestato servizio Quasi in tutti i Nosocomi Molisani.

  2. Tranquilli, non succederà nulla, è stato trasmesso al tavolo tecnico interministeriale un piano di Programmazione Operativa redatto con una filosofia completamente opposta a quello presentato il 16 luglio u.s. che prevedeva una riorganizzazione ospedaliera con riduzione dei posti letto alle strutture private a favore di quelle pubbliche, proposta accettata dai tecnici ministeriali e che doveva solo essere completata. Come da molto tempo sostengo, il Commissariamento del Commissario Frattura è inevitabile, visto anche l’ulteriore deficit di circa 50 milioni di € del 2013. Il problema grave è che si continua ad inviare proposte e a produrre ancora deficit che come nel passato non porteranno a nulla di buono per i molisani che continueranno a essere tartassati da ulteriori addizionali e tassazioni superiori. Ormai bisogna avere il coraggio di riconoscere le nostre incapacità ed ammettere che il Molise è fallito!

  3. La salute e un bene primario non si può demandare ai privati uno stato che se definisce tale a il compito dovere di curare a qualunque costo i suoi cittadini tutti

  4. Luca: il nostro programma elettorale. Prova a leggerlo 😉
    Claudio: il nostro programma elettorale. Prova a leggerlo 😉
    Nicola: non ci dobbiamo dire niente. 🙂
    Anonimo: infatti si.

  5. Senza rendere efficiente il TERRITORIO ( attualmente un contenitore quasi vuoto) non c’è taglio agli ospedali che tenga !

  6. Prima di chiudere gli ospedali cominciamo a comprare le cose che servono veramente ad un ospedale : di qualità e al miglior prezzo, non al miglior portatore di voti. Cominciamo a tagliare anche qualche super stipendio di troppo e abbassiamo qualche tassa sui tiket che agevola solo le strutture private e poi ne riparliamo.

  7. Come giustamente dice Ananimus, la sanità non si fa solo con gli ospedali ma anche con il territorio. Direi piuttosto che a fronte della chiusura degli ospedali minori, per forza di cose inefficienti, ci deve essere un contestuale potenziamento della sanità territoriale e dell’emergenza-urgenza.

  8. Salve, credo che oltre alle dovute considerazioni ragionieristiche sulla possibile organizzazione sanitaria regionale, sarebbe il caso di essere propositivi e lungimiranti. Penso alle infinite possibilità che l’ Europa offre alle strutture sanitarie che, seriamente, insieme alle Università vogliono contribuire a dare nuovo significato alla parola Sanità. A proposito, la nostra Università cosa ha fatto in questi anni? Esistono in Italia (non in un altro Paese!) strutture pubbliche all’avanguardia, alle quali, troppo spesso, noi molisani siamo costretti a rivolgerci. Ci vogliamo chiedere cosa fa la differenza? Vi prego di dare un occhiata al questo link, come spunto di riflessione
    http://www.jlive.it/SurveyScenari/img/futuro_servizio_sanitario_CEIS.pdf

    Anonimo

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