La discarica di Montagano e gli strani cospicui investimenti di un ente in liquidazione

Può un ente messo in liquidazione da oltre 2 anni presentare progetti di 10 milioni di euro, finanziarne con risorse proprie il 75% e chiederne il cofinanziamento alla Regione per la restante parte? Può lo stesso ente, con firma del commissario liquidatore preposto, approvare Piani triennali di opere pubbliche di discutibile finalità con lo stanziamento di altri 10 milioni di euro, nonostante il responsabile del servizio finanziario abbia dato espressamente parere negativo in ordine alla regolarità e alla copertura finanziaria?

Legittime domande che il MoVimento 5 Stelle ha ufficialmente formulato in una interrogazione alla Giunta regionale depositata pochi giorni fa.

L’ente in liquidazione a cui facciamo riferimento è la Comunità montana “Molise centrale”, proprietaria della discarica con impianti annessi sita nel comune di Montagano, “titolare dell’autorizzazione alle operazioni di smaltimento dei rifiuti solidi urbani e dell’autorizzazione alla gestione dell’impianto di compostaggio, ai soli fini della preparazione di compost di qualità, e ad utilizzare rifiuti compostabili provenienti da terzi.”

Che le dieci comunità montane del territorio regionale siano state soppresse e messe in liquidazione ai sensi della legge regionale n.6 del 24/03/2011 lo sapevano tutti, ma non si sapeva che una di queste, seppur la più grande e unica proprietaria di un impianto di smaltimento rifiuti, potesse ancora operare normalmente e potesse così facilmente impegnare ancora tanti milioni di euro con risorse proprie. Peraltro con l’aiuto della Regione, fonte di tutte le disposizioni normative successive (riportate nell’interrogazione) che hanno sollecitato il processo di estinzione e posto atti di indirizzo più stringenti per i commissari liquidatori.

Con la DGR n.714 del 28/12/2013 infatti viene approvato, con proposta dell’Assessore Facciolla d’intesa con Frattura, un cofinanziamento regionale tramite fondi FSC (vecchi fondi FAS), e quindi l’avallo, a un mega intervento di valorizzazione dell’impianto già esistente di compostaggio sino a 50mila tonn/anno! Poi si impegna la Comunità montana alla revisione dei costi di conferimento del rifiuto umido per i Comuni della Regione da 77€ a 55€ a tonnellata (esiguo il risparmio rispetto al costo comunale totale della gestione del servizio rifiuti, ma oltretutto chi paga i costi del trasporto?!).

Facciolla, come si legge nella sua proposta riportata in allegato alla delibera, fa rientrare l’intervento in questione nel Piano sulla raccolta differenziata recentemente presentato, che mira al raggiungimento degli Obiettivi di Servizio “Gestione dei rifiuti urbani” incidendo sui tre indicatori vincolanti. La raccolta differenziata deve essere giustamente incentivata, in Molise siamo molto indietro, anche se ci chiediamo in effetti come mai l’unico dei tre indicatori quasi raggiunto in Molise, cioè la Percentuale di frazione organica e verde trattata in impianti di compostaggio sulla frazione di umido nel rifiuto urbano totale, sia oggetto dell’unica delibera ad oggi pubblicata sul tema. Un investimento pubblico così cospicuo che ha lo scopo di arrivare a trattare 50mila tonnellate all’anno di frazione umida (dati ARPAM 2007 di frazione umida trattata in questa discarica 440 tonn/anno). Forse si vuole far arrivare l’organico anche da fuori regione, con una maggiore congestione stradale e conseguente inquinamento, costruendo inoltre un impianto biogas (citato nella nota allegata)?  È vero, per il miglioramento dell’indicatore possono essere trattati anche i rifiuti urbani da raccolta differenziata avviati a digestione anaerobica, però vorremmo conoscere prima i dettagli sulla costruzione di un impianto di questo tipo, oltretutto la Comunità montana sembrerebbe ad oggi non essere ancora autorizzata a produrre biogas con i rifiuti organici. Dettagli che vogliono conoscere anche gli abitanti dei paesi attorno alla discarica, già testimoni di diverse anomalie (es. camion di cui non si conosceva né il carico né la provenienza, recinzioni inadeguate, assenza di AIA Autorizzazione Integrata Ambientale), molto preoccupati da queste recenti evoluzioni rilevate non solo dalla delibera 714/2013. Montagano non si vuole sentire la pattumiera del capoluogo regionale.

Ci si chiede infatti se è stata avviata una Procedura di Valutazione di Impatto Ambientale per l’ampliamento della discarica, previsto chiaramente nel Piano triennale delle opere pubbliche (10 milioni di euro stanziati in tre anni) approvato dal commissario liquidatore Avv.Marinelli, come detto con un parere negativo; ci si chiede inoltre se l’impianto fotovoltaico di quasi 1000Kw rientra nel Piano rifiuti oppure sia una scelta imprenditoriale del Commissario; ci si chiede soprattutto: Da dove arrivano tutti questi soldi se l’ente è in liquidazione?

 

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