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Pubblicato da il 11 Mar, 2014 in Cultura, Novità |

La gestione del patrimonio culturale in Molise: un modello da cambiare

La gestione del patrimonio culturale in Molise: un modello da cambiare

Qualche anno fa Giulio Tremonti espresse un giudizio infelice, oltre che opinabile, sul ruolo delle attività connesse con l’arte, la ricerca, il turismo: letteralmente, lo ricorderete, disse “Con la cultura non si mangia”. Ebbene cittadini molisani, sappiatelo: in Molise il Direttore Generale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Molise, il dott. Gino Famiglietti, intuendo l’errore madornale dell’ex ministro del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha inaugurato un sistema di gestione e valorizzazione della cultura, come già ben sottolineato nell’articolo apparso il 13 dicembre del 2013 sul Corriere della Sera on-line, a firma di Tomaso Montanari, in cui si elogia questo nuovo metodo gestionale.

Qualche settimana fa il MoVimento 5 stelle del Molise aveva espresso tutti i suoi dubbi proprio sulla metodologia operativa adottata da Famiglietti, attentissima al rispetto formale delle norme (risposta Famiglietti) ma non altrettanto solerte né nel rispetto dei principi di trasparenza che tanto possono incrementare l’efficacia e l’efficienza dell’azione amministrativa pubblica, né nella valutazione critica dei risultati raggiunti nell’azione di gestione e valorizzazione del patrimonio culturale molisano.

Ricordando che in Italia i Beni Culturali, di qualsiasi tipo essi siano, sono considerati di proprietà pubblica, la cui tutela è ascritta perlopiù allo Stato mentre per quanto riguarda la valorizzazione e la gestione lo Stato favorisce e sostiene anche la partecipazione dei soggetti privati, singoli o associati, bisogna altresì ricordare che i Beni Culturali non devono e non possono essere sfruttati per privato guadagno; il valore educativo che esplicano grazie al loro alto livello storico, comunicativo ed estetico, è mezzo e fine al tempo stesso. Ciò non toglie, però, che le molteplici attività di ricerca, formazione, educazione, divulgazione e sensibilizzazione, affiancate anche ad azioni commerciali se ideate e realizzate intorno ad essi in maniera professionale e con qualità, non possano avere un ritorno economico, oltre che di immagine.

Ci piace quindi l’idea che il dott. Gino Famiglietti, abbia dato il suo placet ad un vero e proprio sistema di gestione di alcuni tra i più importanti siti e musei archeologici regionali allo scopo di valorizzarli e gestirli. Siamo però convinti che le modalità con cui tale sistema è stato strutturato ed è condotto siano completamente improprie, perché non prevedono in alcun modo trasparenza, equità ed alternanza delle professionalità coinvolte, perché non contemplano criteri di selezione basati sul merito e sulla valutazione della qualità del lavoro svolto. Insomma, nessuna delle scelte messe in campo è limpida, motivata in maniera esplicita, priva di ombre sulla sua imparzialità, inattaccabile sulla sua supposta funzione di espressione dell’interesse pubblico.

Infatti avvalersi, ad esempio, esclusivamente di una società privata favorendo un regime sostanzialmente monopolistico per la gestione dei siti demaniali del Molise, non porterà molto lontano in quanto ciò ostacola la sana e democratica concorrenza che scaturisce per legge mediante procedure di evidenza pubblica. Una maggior condivisione del proprio operato, al contrario, con tutti gli operatori del settore presenti in Regione e con il mondo accademico nazionale consentirebbe, invece, di raggiungere ben altri risultati in termini di interesse scientifico internazionale ma anche di valorizzazione e di sviluppo del turismo culturale (mozione depositata).

In definitiva, dott. Famiglietti, è proprio sicuro che questo sia il modello molisano da esportare?