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Pubblicato da il 29 Ago, 2014 in Ambiente, Novità |

Chiare fresche e dolci acque?

Chiare fresche e dolci acque?

L’acqua e il fiume furono le prime potenze che conobbi, una volta (questo è il ricordo più lontano) mi chinai a bere l’acqua e non vidi il fondo”.
Cosi descriveva il Fiume Trigno Felice Del Vecchio nel libro “La Chiesa di Canneto” del 1956. Oggi quell’acqua e quel “fondo” non esistono più e di fiume il Trigno ha solo il nome; ciò non tanto a causa della siccità o di stagioni poco piovose, quanto per uno sfruttamento ed utilizzo indiscriminato e senza regole delle sue acque.

Il Trigno fu scelto quale confine naturale al tempo della separazione tra Abruzzo e Molise: ci sarebbero numerosi esempi di realtà in cui invece i fiumi sono presidi naturali attorno ai quali i comuni della vallata sviluppano politiche comuni di sviluppo. Perché solo da noi il fiume è stato scelto per dividere, rendendo praticamente impossibile la connessione tra i paesi dei due versanti? Qualcuno ci dirà: acqua passata…

Ora, come detto, di quel fiume e di quell’acqua resta ben poco: secche maleodoranti, pesci morti, pozzanghere che spuntano quale e la, e del corso naturale del fiume non resta che ormai una minima traccia. Uno dei tratti più colpiti dalla scarsissima portata d’acqua bagna (per così dire..) il territorio di Roccavivara, in cui si trova, proprio nei pressi del fiume, anche la succitata ”Chiesa di Canneto”, attualmente santuario diocesano.
Lo sfruttamento indiscriminato delle acque si verifica, specialmente nella stagione estiva, a valle dell’invaso di San Giovanni Lipioni (CH), dove è stato collocato un impianto di captazione delle acque, che vengono convogliate ai Comuni abruzzesi dell’entroterra vastese.

L’impianto di captazione delle acque di San Giovanni Lipioni è gestito dal CONSORZIO DI BONIFICA SUD e versa in totale stato di abbandono. I sistemi automatici di rilevamento del livello delle acque sono non funzionanti da tempo, non è stata realizzata mai adeguata manutenzione ed inoltre non si avvista mai personale addetto che ne verifichi il corretto funzionamento e quindi prelevamento di acqua stessa in funzione della portata del fiume.
Senza tener conto della quantità di acqua che corre e delle stagioni, tutte le paratie dell’impianto sono bloccate in posizione fissa in modo da “prelevare” il massimo dell’ acqua corrente, senza nessuna modulazione sulla portata (come dovrebbe essere, data la presenza di sensori che dovrebbero valutare il livello del fiume): il risultato è che a valle dell’invaso il fiume non esiste più, come si evince anche dalla documentazione fotografia in calce.

Qualche anno addietro qualche cittadino denunciò questa situazione, le autorità intervennero e il consorzio di bonifica ripristinò il regolare prelievo come stabilito dalla convenzione stipulata oltre 20 anni fra il Consorzio ed i comuni dell’area interessati. Oggi la situazione è invece quella che abbiamo cercato di descrivere, il fiume è a tratti fatto solo di pietre, nonostante la stagione estiva non sia stata così secca come in altri anni.

Ci chiediamo:

  • chi deve vigilare sulla funzionalità dell’impianto ?
  • come vengono utilizzati i fondi percepiti dalla vendita del servizio ?
  • perché le istituzioni non vigilano sul rispetto della convenzione?

Perfino il WWF nel 2012 pose l’attenzione sulla qualità delle acque del fiume: “Le acque del fiume Trigno sono simili a quelle di una fogna, addirittura con presenza di salmonella”.

Questo denunciò il WWF quando, nell’ambito dell’accesso agli atti relativo alla questione della potabilizzazione delle acque del fiume Trigno, ottenne i referti dei monitoraggi effettuati tra 2011 e 2012 dall’Arta Abruzzo, agenzia regionale per la tutela dell’ambiente, volti alla classificazione del fiume ai fini della potabilizzazione delle acque.

I consorzi di bonifica dovrebbero servire per prevenire inondazioni e frane e soprattutto salvaguardare l’integrità della fauna e della flora del territorio. Un irrazionale utilizzo dell’acqua ha altresì conseguenze sulla naturale irrigazione dei campi e sul ciclo vitale della vegetazione. Si spendono milioni l’anno per mantenere il solo personale amministrativo il più delle volte clientelare, e per le opere di manutenzione non resta quasi nulla.

Questa vicenda è forse il segno che non siamo capaci di rispettare e tutelare le risorse ambientali di cui il territorio dispone; il nostro piccolo gruppo di attivisti vorrebbe porre l’attenzione anzitutto su questo per scongiurare lo sfruttamento improprio di Beni come Acqua Pubblica ed Ambiente.

MEETUP VALLE TRIGNO – GRUPPO M5S ROCCAVIVARA (CB)

Galleria immagini:

 

Situazione a monte dell'invaso di San Giovanni Lipioni - foto del 21/07/2014

Situazione a monte dell’invaso di San Giovanni Lipioni – foto del 21/07/2014

Situazione a valle dell'invaso di San Giovanni Lipioni - foto del 21/07/2014

Situazione a valle dell’invaso di San Giovanni Lipioni – foto del 21/07/2014

Canale di prelievo - foto 21/07/2014

Canale di prelievo – foto 21/07/2014

Situazione a valle dell'invaso, pozzanghere isolate - foto del 21/07/2014 -

Situazione a valle dell’invaso, pozzanghere isolate – foto del 21/07/2014 –

Situazione a valle dell'invaso - foto del 21/07/2014

Situazione a valle dell’invaso – foto del 21/07/2014

Quantità di acqua restituita al fiume -foto del 21/07/2014

Quantità di acqua restituita al fiume -foto del 21/07/2014

Paratia di blocco dell'acque da restituire al fiume - foto del 21/07/2014

Paratia di blocco dell’acque da restituire al fiume – foto del 21/07/2014