In difesa del Corpo forestale dello Stato

Il DDL a firma Renzi-Padoan-Madia sulla Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche riporta la delega al Governo “ad adottare con riferimento all’amministrazione centrale e a quella periferica […] il riordino delle funzioni di polizia di tutela dell’ambiente e del territorio, nonché nel campo della sicurezza e dei controlli nel settore agroalimentare, con riorganizzazione di quelle del Corpo forestale dello Stato ed eventuale assorbimento delle medesime in quelle delle altre Forze di polizia, ferma restando la garanzia degli attuali livelli di presidio dell’ambiente e del territorio e la salvaguardia delle professionalità esistenti“.

È chiaro che una riorganizzazione, seppure ben edulcorata nei termini che appena citati, porterebbe in primis allo smantellamento di numerosi presidi territoriali, che si accoderebbe inevitabilmente alle recenti proposte del Governo nazionale a targa PD, come quello regionale d’altronde, di chiusura del Tribunale di Larino e della Corte d’Appello di Campobasso, e ai precedenti tentativi di chiusura dei posti di Polizia ferroviaria e della Caserma allievi Carabinieri.

In realtà, nel 2000 sono entrate in vigore importanti norme che hanno meglio precisato le competenza del Corpo Forestale dello Stato: la nuova legge quadro sugli incendi boschivi n. 353; la legge n. 365 che individua il Corpo forestale quale struttura che concorre al monitoraggio del territorio per la prevenzione del dissesto idrogeologico, e il decreto legislativo 258 in materia di controllo sulle acque. Con la legge n. 78 del 2000 e la n.128 del 2001, viene rafforzato l’inquadramento del Corpo forestale dello Stato all’interno del comparto sicurezza.

Anche organizzazioni di rilievo nazionale hanno segnalato il proprio disappunto per la proposta del Governo Renzi, tra cui Legambiente, Greenpeace, Libera e Slowfood, riconoscendo il valore il più diffuso corpo di polizia statale italiano, altamente specializzato nel contrasto degli ecoreati, precisando che il vantaggio sarebbe solo per la criminalità ambientale.

Il disegno di legge infatti, pur volendo garantire gli attuali livelli di presidio del territorio, auspica l’annessione del Corpo Forestale in altri Corpi. Scelta incomprensibile alla luce dell’ottimo lavoro svolto dal Corpo negli ultimi anni, considerando che nel solo 2013 ha accertato più di 10.200 reati ambientali avvenuti in Italia, corrispondenti a circa il 35% sul totale nazionale (Rapporto Ecomafia 2014). All’Italia e al Molise non serve certo lo smembramento dell’indiscussa competenza, della capacità professionale investigativa e di lettura dei fenomeni criminali, nonché di radicamento sul territorio, dell’attuale Corpo Forestale dello Stato. Anzi, questo rappresenterebbe un netto e irrecuperabile arretramento nel contrasto ai crimini contro il patrimonio naturale e paesaggistico, dagli incendi boschivi al dissesto idrogeologico, dall’abusivismo edilizio in aree interne allo smaltimento illegale di rifiuti, dai reati contro gli ecosistemi naturali e le specie protette fino agli illeciti in campo agroalimentare. Per questo chiediamo a Parlamento e Governo di modificare il Ddl e di prevedere, anzi, con urgenza uno strumento efficace di prevenzione e contrasto alla moderna e organizzata criminalità ambientale, attraverso il potenziamento, il rafforzamento e l’efficientamento del Corpo Forestale dello Stato, in considerazione del fatto che la lotta ai crimini ambientali è tra le più importanti sfide per il nostro Paese che si combatte e si vince per le attuali e le future generazioni, nonché di rilevanza internazionale registrato che molti dei reati hanno una palese connotazione e dimensione transfrontaliera. Quindi evitando duplicazioni nelle altre Forze dell’ordine della Repubblica italiana, affinché tutte le energie siano concentrate nel corpo maggiori professionalità e mezzi adeguati a disposizione.

 Precedente

Chiare fresche e dolci acque?

 Successivo

Attentato all'Orso bruno, presentata una Mozione