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Pubblicato da il 4 Nov, 2014 in Consiglio Regionale, Sanità |

Cosa resterà di questa sanità?

Cosa resterà di questa sanità?

Nel luglio di quest’anno è stato stipulato un accordo tra Governo e Regioni, il cosiddetto “Patto per la salute 2014”, che detta le linee guida e gli indirizzi che le singole Regioni devono percorrere per giungere ad un’armonica riorganizzazione della sanità sul territorio che da un lato porti ad una gestione virtuosa delle risorse finanziarie e dall’altro garantisca quei Livelli Essenziali di Assistenza e quel diritto alla salute costituzionalmente riconosciuto.

Proprio questo diritto viene messo a rischio da un passaggio importante presente nella definizione degli standard ospedalieri: il bacino minimo di utenza per il mantenimento di un DEA di II livello (il Cardarelli di Campobasso) dovrà essere ricompreso tra i 600.000 e 1.200.000 abitanti. Naturalmente la nostra regione con i suoi esigui numeri non sarebbe in grado di mantenere un presidio di questo tipo che farebbe da punto di riferimento per tutta la rete ospedaliera e garantirebbe il mantenimento di alcune specialità quali la cardiologia con emodinamica h24, la neurochirurgia o la medicina nucleare. Perdere questa possibilità significherebbe ancor di più avvantaggiare il privato presente sul nostro territorio (la Fondazione Giovanni Paolo II per l’emodinamica e il sempre presente Neuromed di Pozzilli per la neurochirurgia e la medicina nucleare) e comporterebbe una riorganizzazione al ribasso di tutta la rete ospedaliera pubblica, facendo diventare centro di riferimento della rete hub & spoke un nosocomio abruzzese, magari Chieti che è il più vicino. Per evitare che questi terribili scenari possano realizzarsi noi del MoVimento 5 Stelle promuoveremo provvedimenti o azioni che abbiano come scopo quello di mantenere il DEA di II livello nel nostro territorio regionale.

Il Patto per la Salute prevede la possibilità per le regioni al di sotto di 600.000 abitanti di mantenere un presidio di II livello solo con un accordo di programmazione integrata interregionale con le regioni confinanti: in poche parole l’Abruzzo dovrebbe rinunciare ad un proprio DEA di II livello, a vantaggio del Molise. Siamo sicuri che siano disposti a farlo? La politica regionale molisana è ormai da tempo che si sposa con la programmazione dei nostri cugini abruzzesi aprendo le porte sempre di più a quella fusione in una macroregione che ormai tanto remota come possibilità non sembra essere più. Alternativa sarebbe impegnare il Presidente Frattura, in qualità anche di Commissario ad acta, ad intervenire nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni per inserire la clausola che ogni regione, indipendentemente dal suo numero di abitanti, abbia un DEA di II livello proprio per poter organizzare la rete ospedaliera sul modello hub & spoke e garantire i LEA.

Un altro elemento però interviene in tutta questa vicenda: nella bozza della “Legge di Stabilità 2015” è presente un articolo (il 40) tutto dedicato alla nostra regione dal titolo eloquente “Piano di risanamento del Molise”. Se dovesse essere approvato il testo così come è arriverebbero al Molise 40 milioni di euro al fine di ottenere una “ordinata programmazione sanitaria e finanziaria”. Questi denari potrebbero essere una ottima boccata di ossigeno per il nostro bilancio, anche se crediamo che la maggior parte potrebbe essere utilizzata per ripianare debiti con le strutture private accreditate o altri fornitori terzi di servizi. Ma la domanda più importante resta: in cambio di cosa la nostra Regione riceverà queste somme?