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Pubblicato da il 25 Nov, 2014 in Ambiente, Novità |

Discarica di Montagano, la Giunta vuole ampliare invece di ridurre

Discarica di Montagano, la Giunta vuole ampliare invece di ridurre

In attesa di interloquire ufficialmente in aula con l’Assessore Facciolla anticipiamo le nostre perplessità sul progetto di ampliamento della discarica di Montagano.

Era inizio febbraio di quest’anno quando il M5S Molise depositò una interrogazione su un investimento cofinanziato da comunità montana Molisecentrale e Regione Molise, che riguardava un ampliamento della discarica di Montagano e che prevedeva una riduzione del costo di conferimento della frazione organica per tutti i comuni molisani. Riduzione ovviamente necessaria per la riuscita dell’investimento.

Ad aprile abbiamo ricevuto una risposta scritta (link). Come spesso accade buona parte del testo era già nelle premesse della nostra interrogazione, ma soprattutto non ci ha dato le risposte alle domande che avevamo formulato. Anzi ci ha dato modo di avere ulteriori dubbi sulla opportunità di questo tipo di investimento. Dubbi che cercheremo di illustrare.

Qualche settimana fa inoltre abbiamo scoperto un ricorso al Tar che impugnava la delibera relativa all’investimento in questione e altri atti annessi. Un ricorso che sinceramente ci lascia perplessi: ma immaginiamo siano stati evidenziati dei vizi di legittimità che noi almeno non abbiamo riscontrato, almeno per ora. In questa regione è una vita che gli avvocati amministrativisti influenzano la politica, mentre gli unici che continuano a non influenzarla per niente, sono paradossalmente i cittadini.

Ma lasciamo perdere, quello che a noi interessa in questo momento invece, è che la sentenza di inammissibilità del TAR è stata strumentalizzata dall’assessore e dalla Giunta come una forma di garanzia sulla bontà dell’intervento di valorizzazione dell’impianto di Montagano. Noi però la pensiamo diversamente. Noi siamo per ridurle le discariche non per ampliarle.

Le nostre due domande nell’interrogazione erano chiare: 

  • La prima: premettendo che la legge regionale n.6/2011 sopprimeva e metteva in liquidazione tutte le dieci comunità montane, che in seguito negli anni ci sono state disposizioni normative che hanno sollecitato questo processo di estinzione e posto atti di indirizzo più stringenti per i commissari liquidatori, noi chiediamo se la com. montana Molise centrale, seppur la più grande e unica proprietaria di un impianto di smaltimento rifiuti, può ancora stanziare 10 milioni di euro di risorse proprie per un piano di opere pubbliche e 7 milioni e mezzo per il progetto di investimento cofinanziato dalla Regione. Da dove escono questi soldi peraltro e quando finirà questo processo di estinzione?

 Nella risposta scritta viene riportato che la comunità montana ha effettuato una analisi dettagliata da cui risulta la sostenibilità finanziaria dell’investimento. Ci chiediamo come mai allora, pochi mesi prima, nel decreto del commissario liquidatore che riguardava il Piano triennale delle opere pubbliche 2013/2015, (progetto di investimento di 10 milioni di euro) il responsabile del servizio finanziario diede espressamente parere negativo in ordine alla regolarità e alla copertura finanziaria? 

Ma andiamo all’investimento in questione e le sue contraddizioni:

  • La seconda domanda formulata mirava a sapere in che modo nei dettagli l’impianto di biogas previsto nell’investimento della com. montana va a coadiuvare il processo di definizione del piano regionale per la diffusione della raccolta differenziata nei comuni molisani, tanto pubblicizzato dall’assessore. 

In soldoni con la DGR n.714 del 28/12/2013,  viene approvato, con proposta dell’Assessore Facciolla d’intesa con Frattura, un cofinanziamento regionale tramite fondi FSC, e quindi l’avallo, a un mega intervento di valorizzazione dell’impianto già esistente di compostaggio sino a 50mila tonn/anno! Poi si impegna la Comunità montana alla revisione dei costi di conferimento del rifiuto umido per i Comuni della Regione da 77€ a 55€ a tonnellata. 

Un investimento pubblico così cospicuo che ha lo scopo di arrivare a trattare 50mila tonnellate all’anno di frazione umida, produzione dell’intera regione, è un investimento prettamente economico, perché mira al recupero energetico, ma secondo noi ha poco a che fare con la sostenibilità.

Prima di tutto si rischia che l’organico arrivi anche da fuori regione, con una maggiore congestione stradale e conseguente inquinamento, perché non è detto che da Campomarino o da Pozzilli, che si devono accollare i costi del trasporto, vengano a scaricare a Montagano; ma potranno farlo da Caserta o Secondigliano. C’è il concreto rischio comunque che la discarica di Montagano, vicinissima al fiume Biferno e a molti terreni coltivati,  diventi la pattumiera della regione e i cittadini della zona infatti sono seriamente preoccupati. Ricordiamo che la discarica è situata in territorio montaganese, ma in linea d’aria è alla stessa distanza con il centro urbano di Petrella Tifernina. Al Comune di Montagano però nell’anno 2011 è stato riconosciuto un rimborso di 250.000 euro, oltre all’azzeramento dell’onere economico per lo smaltimento dei rifiuti comunali, il comune di Petrella  invece non ha avuto niente, solo agenti inquinanti e ora ulteriori rischi.

 La valorizzazione dell’impianto di compostaggio a noi sembra una operazione di facciata perché si vuole chiaramente solo recuperare energia con tutto questo organico e quindi nella sostanza fare soldi coi rifiuti.

Spieghiamo meglio: nella delibera 714 e anche nella risposta scritta si continua a fare riferimento ad una coerenza dell’intervento proposto dall’Assessore con le finalità della Linea di intervento “Gestione dei rifiuti urbani”, fra cui è espressamente riportata quella di migliorare l’indicatore S.09 dell’Obiettivo di servizio “Rifiuti urbani”, cioè la “Percentuale di frazione umida proveniente da raccolta differenziata trattata in impianti di compostaggio” . Quindi è questa una delle motivazioni principali che hanno mosso la Regione sull’investimento in questo progetto. 

Noi ce li siamo andati a vedere questi Obiettivi di servizio che riguardano le regioni del Mezzogiorno, e i target prefissati. E abbiamo scoperto altro, in verità.  (Link)

Precisiamo che la politica italiana di sviluppo regionale attribuisce un ruolo chiave al miglioramento dei servizi essenziali per ampliare le opportunità degli individui e creare condizioni favorevoli per l’attrazione di investimenti privati. I divari tra le regioni meridionali e il resto del Paese riguardano anche l’offerta di beni e servizi disponibili per i cittadini. Per questo motivo il CIPE ha stanziato risorse pari a 3 miliardi di euro da assegnare come premi alle Regioni del Mezzogiorno che conseguiranno gli obiettivi fissati per il miglioramento dei servizi essenziali in quattro ambiti strategici per le politiche di sviluppo regionale.

Uno di questi ambiti è la Gestione dei rifiuti urbani per il quale esistono tre obiettivi distinti. Paradossalmente l’unico di questi tre obiettivi ampiamente raggiunto e superato (dati 2013) è proprio l’indicatore S.09. L’obiettivo al 2013 di percentuale di frazione organica trattata in impianti di compostaggio rispetto alla frazione di umido nel rifiuto urbano totale è infatti 20%, il Molise è già al 39,9%. Quindi c’è veramente intenzione di fare compostaggio? 

Cosa ancor più grave veramente è stato guardare gli altri due obiettivi di servizio sulla gestione dei rifiuti urbani. Il Molise infatti è l’unica regione del Mezzogiorno che addirittura regredisce per quanto riguarda l’obiettivo S.07 “Rifiuti urbani smaltiti in discarica kilogrammi di rifiuti urbani smaltiti in discarica per abitante all’anno. Il target era 230 kg, noi siamo peggiorati dal 2005 e siamo ora a 449 kg. Qualche investimento per modificare questa magra figura è in progetto? 

L’altro obiettivo fissato al 40%, ugualmente non raggiunto, cioè la percentuale di rifiuti urbani oggetto di raccolta differenziata sul totale di rifiuti urbani raccolti, ci dà modo di fare qualche appunto all’Assessore.  Perché, come si legge nella sua proposta di investimento riportata in allegato alla delibera 714, fa rientrare l’intervento di ampliamento in questione nel Piano sulla raccolta differenziata presentato e pubblicizzato in più occasioni in questi mesi come fosse la vera operazione innovativa dell’assessorato.
Ma noi sappiamo che i 25 milioni sbandierati non sono altro che somme già assegnate, tramite Accordi di Programma per progettazione territoriale, formalizzati con delibere nel Gennaio 2013, quindi precedente Giunta,  e altri interventi già programmati quali PAR FSC 2000-2006, 2007-2013 e l’Accordo di programma Ministero/Conai. Vogliamo essere fiduciosi sulla bontà di questi progetti ma questa Giunta in pratica cosa sta facendo di suo per migliorare questi ultimi indicatori? A noi risulta poco o niente.

Tornando alla risposta scritta alla interrogazione, abbiamo letto nel dettaglio gli interventi che sono indicati nella relazione al progetto preliminare della com. montana. Essendo, come scritto, un progetto preliminare che aveva bisogno di approfondimenti tecnici, vorremmo sapere, noi e i cittadini della zone limitrofe, se questi dettagli sono cambiati in questi mesi o è rimasto tutto come nelle previsioni. Cioè ad esempio se saranno 30mila su 50mila, le tonnellate annuali da trattare con l’impianto biogas oppure questo numero è aumentato in questi ultimi mesi? Inoltre è stato individuato il soggetto attuatore?

Un’ ultima cosa. A un incontro nella sala comunale di Montagano del 13 marzo, dove erano presenti alcuni attivisti del Movimento 5 stelle e il consigliere Antonio Federico,  l’ass. Facciolla disse, pressato dai cittadini che ne facevano richiesta, che si sarebbe impegnato a chiedere una Procedura di Valutazione di Impatto Ambientale su questi investimenti nonostante il limite di 50mila tonn non ne prevedeva l’obbligo. Vorremmo sapere se si è proseguito in questo senso oppure erano solo parole di convenienza.

Piccola considerazione. Se veramente si voleva valorizzare il compostaggio ci si poteva aprire ai privati agricoltori, che potevano ritirare loro il rifiuto umido a prezzi ridotti con macchine piccole e diffuse a ridosso dei centri abitati. In questo caso per essere convenienti non ci sarebbe stato nemmeno bisogno di contributi pubblici, si poteva attivare il compost aerobico locale. Quella è la vera miniera urbana e non i lunghi trasporti costosi ed inquinanti verso Montagano per il trattamento anaerobico. 

A noi pare insomma che i dubbi le contraddizioni siano tante e la bontà dell’intervento di valorizzazione dell’impianto di Montagano non è garantita assolutamente. Vogliamo avere risposte chiare e certe.