Zuccherificio, storia di un fallimento politico e gestionale

La triste vicenda dello Zuccherificio, oggi più che mai, è l’emblema di una logica malsana che affligge da sempre le fondamenta del nostro sistema democratico. Il fallimento giudiziario dell’azienda di proprietà della Regione è la logica conclusione di tanti fallimenti politici, di scellerate gestioni politiche mascherate da gestioni imprenditoriali in cui i responsabili hanno nome e cognome.

Il presupposto indispensabile affinché una democrazia funzioni e abbia un senso è necessariamente racchiuso nel concetto di responsabilità.

Nel terzo anno di gestione della nostra Regione, di fronte a fallimenti conclamati, si evocano gli spiriti dei politicamente morti. Con acrobazie dialettiche si tenta miserevolmente di cancellare nella memoria delle cronache le false promesse condite da trionfali previsioni, scaricando l’intera responsabilità del fallimento sugli incauti, nonché ingiustificabili predecessori.

La situazione drammatica in cui versava lo Zuccherificio era del tutto nota già dal 2013. I cittadini hanno scelto da chi farsi amministrare credendo alle promesse di chi sosteneva di poter risolvere problemi che i trapassati non avevano risolto. Oggi, al di là dei comunicati stampa, per i quali costoro hanno mostrato indubbie capacità, di concreto vi è solo la totale continuità con il passato: le macerie.

Il 24 luglio 2013, a Termoli, l’assessore regionale all’Agricoltura, Vittorino Facciolla, dichiarava: ”Il futuro dello Zuccherificio impegnerà questa Regione e la sta impegnando. Credo sarà roseo. Abbiamo garanzie di produzione per quest’anno, ma daremo garanzie di produzione per il prossimo futuro attraverso degli interventi mirati ed un accompagnamento a quella che sarà la nuova proprietà dello Zuccherificio”.

Il 23 luglio 2014, un anno dopo, davanti a una perdita riportata in bilancio di circa 1.400.000 euro coincisa con le dimissioni dell’amministratore Alfieri, Facciolla ribadiva: “Ancora una volta la politica della serietà e del rigore ci mette nelle condizioni di procedere con serenità, pure rispetto ai sacrifici richiesti, evitando, a differenza del passato, di creare per il nostro Zuccherificio nuove e ulteriori perdite economico-finanziarie che, come sempre, sarebbero finite per gravare solo ed esclusivamente sulle tasche di tutti i cittadini molisani”.

Le ultime due campagne per il Nuovo Zuccherificio non hanno fatto altro che aumentare il passivo, a causa di perdite non legate al tra-passato ma in totale continuità con esso: i debiti totali della srl sono ad oggi quasi 15 milioni di euro.

Oggi, dopo una serie interminabile di annunci, improbabili progetti di riconversione avanzati da sedicenti imprenditori (oggi agli arresti) caduti in Molise solo a smuovere “melassa e pollame” senza avere le garanzie per alcunché, trascinando le aziende al fallimento ed evitando probabili interessamenti di altri soggetti imprenditoriali, in sfregio ad ogni decenza, si esprime soddisfazione per la semina tardiva di soli 60 ettari di barbabietole, che probabilmente non saranno mai raccolte.

Detto questo, conoscendo le incentivazioni normative che il Governo ha adottato, ben note al sottoposto governino regionale, abbiamo timore che l’ex Zuccherificio affronti riconversioni che lo trasformino in centrale a biomassa o peggio in inceneritore. Chi si ritroverà in “pole position” nei futuri permessi godrà dei frutti.

La conclusione è una sola: in un lampo sono riusciti dove altri, seppur totalmente incapaci, hanno fallito! Il programma regionale del Movimento 5 Stelle alle ultime elezioni parlava chiaro: “Uscire dalla partecipate”. Noi, a differenza loro, non avevamo promesso un bel niente. Perché la rivoluzione, oggi, è dire la verità.

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