In fin dei conti è solo un dentino…

Spenti i riflettori ancora una volta sul Museo Paleolitico di Isernia con annessi tesori, resta il buio di una gestione semplicemente insufficiente del settore culturale. Nei fatti assente il Comune, assente la Provincia e assente la Regione

Il workshop sul dentino di Isernia è servito alle istituzioni per fare l’ennesima figuraccia. Assente il Governatore Frattura, al suo posto era presente il Consigliere con delega alla cultura Ioffredi che, per restare in tema, è anche odontoiatra.

Il sindaco di Isernia, nonché presidente della Provincia, Luigi Brasiello, si è invece presentato con ritardo, il tempo di spararne una grossa e affermare che l’amministrazione provinciale ha messo a disposizione dei ricercatori che lavorano sul sito di La Pineta, gli alloggi della struttura che ospita il CERP (Centro Europeo di Ricerche Preistoriche). Ma qualcosa non quadra: all’inizio del workshop è stata ringraziata la famiglia Di Luozzo, proprietaria dell’Istituto medico di riabilitazione Gea Medica, per l’ospitalità fornita negli ultimi due anni proprio a quei ricercatori. Qual è la verità? Gaffe o solo un modo per coprire le proprie inefficienze?

Non solo. La Regione si è dimenticata di sfruttare al meglio la vetrina internazionale dell’Expo per far sapere al resto del mondo che a Isernia c’è stato uno dei ritrovamenti più importanti degli ultimi anni in Italia. Bastava chiamare un professionista, magari realizzare un calco. Invece niente. Tuttavia, a sentire i rappresentanti delle istituzioni, il Museo del Paleolitico di Isernia è il fiore all’occhiello di un sistema museale che produce turismo, che crea cultura, che fa rete.

Il Movimento 5 Stelle, alla vigilia dell’incontro, è stato in loco per vedere davvero come stanno le cose. Come detto, mancano i contributi finanziari, finanche logistici da parte di Comune, Provincia e Regione. Non solo. Il Museo del Paleolitico, in un giorno di luglio, dunque in piena stagione estiva (quindi turistica), conta solo una manciata di turisti (sicuramente meno dei custodi). A dir la verità non abbiamo trovato neppure un rappresentante di Me.Mo. Cantieri Culturali, l’associazione che ha vinto un bando della Soprintendenza regionale per la gestione di tutti i principali siti museali e archeologici della regione. Ora, a distanza di più di sei mesi, qual è il resoconto dell’attività di Me.Mo.? Garantisce davvero il presidio quotidiano di siti e musei in gestione? Ha fornito almeno tre rapporti bimestrali sul proprio operato, come sancito da bando? E’ possibile conoscere l’andamento delle attività? Ed è possibile sapere se questo nuovo tipo di gestione rispetti buoni livelli di qualità e apporti dei risultati positivi? È infine possibile consultare il report semestrale da parte degli ispettori della Soprintendenza sull’operato di Me.Mo.?
Speriamo non siano domande che cadranno nel vuoto di una gestione del settore, carente, approssimata.

Il Molise non punta sul turismo culturale, nonostante reperti unici che farebbero gola a chiunque nel resto del mondo. Addirittura manca ancora una proposta di legge unitaria che riguardi l’intero settore. Intanto il tempo passa, la crisi resta e la regione continua a perdere occasioni, a differenza dei messaggi trionfalistici che ci propina il personaggio di turno.

La realtà è diversa: è quella che ci siamo trovati davanti una volta arrivati in località La Pineta.

Ecco la nostra testimonianza

 Precedente

Il miraggio del Lotto Zero

 Successivo

Abbandono e degrado alla pineta di Campomarino