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Pubblicato da il 11 Mag, 2016 in Novità |

Appalti pubblici, la politica deve starne fuori

Appalti pubblici, la politica deve starne fuori

Non può passare inosservata la nascita in Molise del “Comitato consultivo sugli appalti pubblici”. Nonostante il nome accattivante, durante la discussione dell’ultima Finanziaria è stata creata una specie di mostro amministrativo che ora porteremo all’attenzione della Camera dei deputati.

Il Comitato è stato creato da Frattura e dalla sua maggioranza con la sola opposizione del MoVimento 5 Stelle Molise che da sempre tiene alta l’attenzione sugli appalti pubblici, segue come vengono gestiti i soldi dei contribuenti e che sul tema aveva proposto varie alternative con diversi emendamenti alla Finanziaria.

Ma torniamo all’organismo neonato. La Regione ha creato una specie di duplicato dato che il Comitato si occuperà di moltissimi compiti che già dovrebbe svolgere l’Autorità nazionale anticorruzione.

In parole povere sembra che il Comitato svolgerà un’azione di indirizzo in materia di appalti pubblici attraverso circolari, linee guida e approfondimenti. Un ruolo delicatissimo, una fondamentale funzione amministrativa da cui la politica dovrebbe tenersi ben lontana visto che di mezzo ci sono i bandi pubblici e, di conseguenza, i soldi dei contribuenti.

Frattura e la maggioranza, invece, attraverso tre articoli alla legge finanziaria hanno stabilito che il Comitato consultivo sarà composto, “dal Presidente della Giunta regionale, dall’Assessore delegato, dai Presidenti delle Commissioni regionali permanenti competenti per materia e da un rappresentante, in possesso di comprovata esperienza nel settore della contrattualistica pubblica.”

Ma come dovrà essere nominato il Comitato? La legge prevede che “l‘individuazione e la nomina dei componenti è effettuata con decreto del Presidente della Giunta regionale”. Inoltre “il Comitato resta in carica per il periodo coincidente con il mandato della Giunta regionale e suoi componenti possono essere riconfermati.”
Dunque, un Comitato che dovrebbe essere tecnico non è altro che l’ennesimo organismo politico, legato alla vita della legislatura e al governatore di turno, con il delicato compito di “maneggiare” gli appalti pubblici e, di conseguenza, fiumi di denaro.

Ciò è inaccettabile e molto pericoloso. Un sistema del genere facilita l’ingerenza della politica nel settore strategico dei lavori pubblici (con relativi bandi di gara) e potrebbe mettere a rischio l’indipendenza della Centrale unica di Committenza che per legge deve gestire le “procedure contrattuali e di appalto e la realizzazione di lavori pubblici”.

Per questo porteremo la questione in Parlamento. Segnaleremo il nuovo organismo ai nostri portavoce alla Camera e all’Autorità nazionale anticorruzione: vogliamo solo capire se davvero fa il bene dei cittadini.

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