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Pubblicato da il 8 Set, 2016 in Ambiente, Consiglio Regionale, Energia |

Chiamata notriv a S. Croce del Sannio. Il M5S Molise risponde presente

Chiamata notriv a S. Croce del Sannio. Il M5S Molise risponde presente

A Santa Croce del Sannio la Comunità Montana Titerno e Alto Tammaro ha organizzato un primo incontro operativo finalizzato alla ricerca di soluzioni giuridiche per contrastare le autorizzazioni petrolifere che riguardano i territori campani e molisani. Il permesso di ricerca Santacroce concesso alla Irminio srl, prossimo alle prime perforazioni tra i comuni di Gildone e Cercemaggiore, è sicuramente quello preminente.

Oltre il 60% del territorio molisano, però, è coinvolto da istanze di ricerca e permessi già rilasciati. Lobbisti del petrolio e del gas che saccheggeranno il Molise, agevolati da una norma che definisce tali opere, di interesse strategico, di pubblica utilità, urgenti e indifferibili.

Il MoVimento 5 Stelle Molise, con la consigliera portavoce Patrizia Manzo, non poteva non essere presente all’incontro visto che il tema ci ha visto protagonisti in aula di consiglio, portando in questi due anni, anche ripetutamente, diversi atti formali: inizialmente, ad esempio, con una mozione per impegnare la giunta ad impugnare a livello costituzionale l’art 38 del decreto Sblocca Italia. Con forza e più volte abbiamo cercato di affrontare il tema trivellazioni in aula, perché lo sviluppo energetico del Paese punta al rilancio della produzione nazionale di idrocarburi attraverso lo snellimento dei tempi di autorizzazione, con l’introduzione di un “titolo concessorio unico” sia per la fase di ricerca che per quella di produzione. E il decreto toglie funzioni alle Regioni e concede le autorizzazioni al potere centrale.

Vogliamo essere di supporto a qualunque azione giudiziaria si voglia organizzare contro le autorizzazioni ed è per questo che abbiamo portato in Campania la voce del Consiglio regionale del Molise, che per di più si è espresso collegialmente attraverso la nostra seconda mozione sul tema, “Attività estrattive di idrocarburi in Molise” votata all’unanimità nel febbraio scorso. Un documento ufficiale che, nell’esprimere “l’assoluta e totale contrarietà a politiche energetiche basate sulle attività di prospezione, ricerche ed estrazione degli idrocarburi liquidi e gassosi”, impegna alla creazione di un Osservatorio permanente anti trivellazioni e a porre in essere ogni azione, anche di carattere giurisdizionale, finalizzata alla tutela degli interessi preminenti della popolazione regionale.

All’incontro era presente anche il vice presidente emerito della Corte Costituzionale Paolo Maddalena, referente di varie battaglie ambientaliste a livello nazionale, che nella sua esposizione illuminante si è messo a disposizione dei potenziali avvocati a sostegno dell’iniziativa. In diverse occasioni il professore ha evidenziato che la tutela del territorio e il contrasto alla svendita di un bene collettivo diventano sempre più attuali in un contesto in cui l’ordinamento giuridico e una riforma costituzionale limitano i diritti dei cittadini. L’appartenenza collettiva del territorio al popolo è un’appartenenza a titolo di sovranità. Il territorio appartiene a tutti e non può essere svenduto opponendo degli interessi personali.

Ora più che mai gli effetti del decreto Sblocca Italia si faranno sentire sui nostri territori con una violenza inaudita, avendo esautorato gli enti locali dal loro dovere di garanzia dei diritti collettivi. Comuni e Regioni, infatti, sono stati estromessi dalla partecipazione ad ogni procedimento finalizzato al rilasciato dell’autorizzazione di attività estrattive. Il che sarebbe in contrasto con l’art. 118 della Costituzione che disciplina l’esercizio delle funzioni amministrative, in quanto, alla luce dell’orientamento del giudice costituzionale, l’esercizio di tali funzioni da parte dello Stato può ritenersi legittimo solo in quanto assicuri “la partecipazione dei livelli di governo coinvolti attraverso strumenti di leale collaborazione o, comunque, attraverso adeguati meccanismi di cooperazione per l’esercizio concreto delle funzioni amministrative allocate agli organi centrali”.

Lo denunciamo da tempo, da anni ormai, ed è giunto il tempo di mettere almeno in pratica, vista la cecità e la sordità politica del governo di fronte ai rischi che abbiamo prospettato, tutti gli strumenti giuridici da opporre alle autorizzazioni di trivellazioni. Quindi è giunto il momento che la Regione dia seguito alla nostra mozione approvata nel febbraio del 2016.