Ce l’abbiamo messa tutta, ora tocca a voi

Migliaia di chilometri in giro per il Molise, circa quaranta tappe nelle piazze molisane oltre a tanti incontri con professori, costituzionalisti, portavoce alla Camera, al Senato, europarlamentari. Un lungo viaggio durato settimane per dire NO alla riforma costituzionale con il solo intento di fare il bene del Paese e difendere il potere di scelta dei cittadini.

Avevamo promesso di venire a spiegarvi la riforma costituzionale sotto casa guardandovi negli occhi e lo abbiamo fatto. Abbiamo cercato di darvi tutti gli strumenti utili a capire il voto con il nostro impegno e con l’aiuto di chi lavora ogni giorno con la Costituzione.

Vi abbiamo spiegato cosa c’è dentro la riforma voluta dal “trio degli interessi” Renzi-Boschi-Verdini. L’ex ministro di Giustizia e presidente emerito della Corte costituzionale Giovanni Maria Flick (leggi qui le sue parole) ad esempio, a Campobasso ha bocciato la riforma sia nel metodo che nel merito. Non si è mai vista infatti una riforma costituzionale imposta a colpi di maggioranza, senza una ricerca di accordo tra le forze del Paese. Una riforma prima presentata come plebiscito sul presidente del Consiglio, poi come suggerimento del presidente emerito della Repubblica, poi come antidoto contro l’Apocalisse, infine addirittura come richiesta di banche e agenzie di rating.

Il vice presidente emerito della Corte costituzionale Paolo Maddalena (leggi qui il suo intervento) a Isernia ci ha spiegato il grande disegno che c’è alle spalle della riforma. Nel 2013 la Jp Morgan, una delle maggiori banche americane, ha scritto un documento nel quale si legge che le Costituzioni del Sud Europa sono troppo socialiste, hanno Esecutivi troppo deboli, dunque vanno cambiate perché ciò non giova ai mercati. Questa la premessa di una riforma che, non a caso, accentra i poteri dell’Esecutivo, distrugge il Senato, annienta le garanzie costituzionali.

A bocciare il progetto, quindi, non è solo il MoVimento 5 Stelle, ma anche professionisti della materia. Per la verità non piace neanche a tutto il Pd i cui esponenti l’hanno proposto. Una spaccatura che si vede anche in Molise con il governatore Frattura timidamente a favore del sì insieme ai soli Facciolla e Di Nunzio, nessun altro in Consiglio regionale.

Comunque sia, vi abbiamo spiegato il No con la testa, ma anche con il cuore. Il 22 novembre scorso a Campobasso tanti portavoce, tra cui Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista (qui il riassunto dei loro interventi) ci hanno illustrato tutte le trappole della riforma.
Dicono che essa farà risparmiare 50 milioni di euro, ma il referendum ne costa 300. Dicono che elimineranno 200 poltrone al Senato ma non vi dicono che con una legge due anni fa hanno creato 30 mila nuove poltrone nei Comuni. Dicono che la riforma garantirà leggi più veloci, ma non vi dicono che negli ultimi anni è stata fatta una legge ogni 5 giorni in Italia. Non cancellano il Senato ma lo sottraggono al voto popolare.

E non venissero a raccontarci la balla del taglio ai costi della politica. Per quelli non serve stravolgere la Costituzione. Il MoVimento 5 Stelle ha rinunciato in questi anni a oltre 80 milioni di euro. Solo i nostri Patrizia Manzo e Antonio Federico hanno restituito oltre 456 mila euro ai molisani e il Movimento 5 Stelle Molise ha presentato tante proposte per il taglio delle indennità alle quali il Pd e tutti gli altri hanno detto sempre e solo no.

Ma è importante capire che la riforma minaccia la nostra quotidianità. Alcune materie come energia e grandi opere diventerebbero competenza esclusiva del governo: vuol dire che non potremo più opporci davanti alla costruzione di una centrale o a una colata di cemento vicino casa nostra. Insomma, quando sentite parlare di clausola di supremazia, vuol dire che il Governo potrà imporre i suoi interessi ai cittadini. Votare No, quindi, vuol dire un po’ anche difendere il Molise, difendere la propria terra, il suo presente e il suo futuro.

Credeteci, ce l’abbiamo messa tutta. Noi votiamo No al referendum del 4 dicembre. Ora tocca a voi.

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