Sanità, e se Frattura stesse bluffando?

Il commissario ad acta ora taglia milioni di euro di fondi già promessi ai privati. Di mezzo ci sono anche la Fondazione Giovanni Paolo II e la sua stessa sopravvivenza: il taglio mette a rischio licenziamento circa 500 persone. Frattura, però, ostenta sicurezza. Forse perché ha già individuato un nuovo partner per il suo progetto di fusione pubblico-privato? Proviamo a “immaginare” chi potrebbe essere…

Tutto nasce da un Decreto del Commissario ad acta per la Sanità, il n. 63, che per il 2016 prevede il taglio lineare al tetto di spesa per le prestazioni degli erogatori privati, uno scherzo che per la Fondazione Giovanni Paolo II vale una sforbiciata di 2,7 milioni di euro circa. Fondazione denuncia di aver già speso quei soldi come previsto da un precedente provvedimento (Dca 8/2016) con cui la Regione aveva confermato ai privati i fondi del 2015. Insomma ora il Commissario Frattura si rimangia la parola. Senza i soldi promessi, però, Fondazione rischia di non raggiungere il pareggio di bilancio il che vorrebbe dire chiudere e licenziare quasi 500 persone. Del resto, anche con quei soldi, con il taglio a valere dall’anno prossimo, comunque l’ex Cattolica ne uscirebbe con le ossa rotte perché, con la maggior parte dei costi di gestione fissi e intoccabili, il personale resterà l’unica voce da tagliare.
Ecco perché l’integrazione è l’unica chance di salvezza per la Fondazione. Per altro, anche dopo aver letto l’atto aziendale che dà attuazione al riordino della Sanità si capisce che la questione legata al protocollo d’intesa dell’integrazione resta aperta.

Dunque, uno scenario complesso nel quale sia il pubblico che il privato sono scontenti e nel quale siamo costretti a muoverci nonostante l’occultamento di ogni documento. Tuttavia tutto torna se azzardiamo una teoria: e se Frattura stesse bluffando? E se il Commissario avesse deciso di proposito di togliere soldi a Fondazione per favorirne la chiusura? Molti non sanno che Fondazione e Cattolica sono due cose diverse. In passato accadeva che la Cattolica ripianava i debiti della Giovanni Paolo II. Ora pare che questo equilibrio si sia rotto, ecco perché Fondazione rischia. Ma niente paura.

La Regione avrebbe già un Piano B. Lo azzardiamo in attesa di conferme: può darsi che Frattura stia intavolando un accordo con l’Università Cattolica per un più ampio processo di clinicizzazione degli ospedali? Potrebbe essere questo il fulcro del suo progetto di integrazione pubblico-privato? Ma se così fosse, che ruolo avrebbe l’Università degli Studi del Molise? Cosa avrebbe da dire in merito il Magnifico Rettore Gianmaria Palmieri che, per altro, già si era detto disponibile al connubio università-ospedale proprio con Unimol? Insomma, non vorremmo che ci sia questo progetto dietro ai contrasti tra il Commissario e i vertici di Fondazione o che magari sia in corso anche la battaglia per la governance del nuovo soggetto derivante dalla fusione. Anche l’atto aziendale appena pubblicato, nonostante preveda protocolli d’intesa con la Facoltà di Medicina, non sembra dare garanzie assolute a Unimol di recitare da protagonista sullo scacchiere della Sanità che va ridefinendosi.

Con questo taglio Frattura e il Direttore della Salute, Marinella D’Innocenzo, vorrebbero dimostrare che non propendono verso il privato, invece vogliono solo togliere Fondazione di mezzo. A questo aggiungiamo gli investimenti per circa 36 milioni di euro previsti per ristrutturare gli edifici della Fondazione da pescare nel bilancio pubblico: un grande affare per chi avrà la fortuna di eseguire i lavori. Alla luce di tutto ciò diventa lecito chiedersi se il focus di queste manovre è davvero una Sanità di qualità.

Da sempre il MoVimento 5 Stelle lavora per una gestione pubblica ed efficiente della Sanità molisana, affiancata da un’offerta privata complementare, come previsto dal sistema sanitario. Ma con la proposta di integrazione è di questo che si sta parlando? Ovviamente no. Le origini del nostro scetticismo hanno natura anche normativa. In Italia l’integrazione pubblico-privato è disciplinata dall’art. 9 bis del D.Lgs. 502/92 e prevede prescrizioni che la rendono complicata; di fatti le esperienze realizzate nelle altre regioni non lasciano ben sperare e per altro si riferiscono più che altro a cure di riabilitazione, socio-sanitarie o a servizi diagnostici.

Dopo due anni e mezzo di ritardi legati a queste beghe, quindi, se davvero si dovesse percorrere questa strada tortuosa, ai molisani resteranno le macerie di una Sanità allo sbando, ridotta al lumicino, che avrebbe avuto bisogno di investimenti sulla medicina del territorio, non certo di ospedali chiusi. Restano zero riferimenti per il cittadino in vaste aree della regione, liste di attesa che hanno superato i limiti della decenza e l’inevitabile crescita di mobilità passiva, vuol dire che sempre più spesso i molisani scelgono di curarsi fuori regione.
In definitiva, non riusciamo a gioire dei presunti successi di Frattura. Non fosse altro perché l’unico aspetto importante mandato in archivio dalla sua gestione è l’aver chiuso le posizioni debitorie con i fornitori, indebitando però i molisani per i prossimi 30 anni.

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