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Pubblicato da il 7 Ago, 2017 in Mobilità, trasporti e infrastrutture, Novità, Termoli e basso Molise | 0 commenti

Carenza idrica, 14 anni per (non) riparare un guasto

Carenza idrica, 14 anni per (non) riparare un guasto

La siccità non è la sola causa della scarsezza d’acqua in Basso Molise. C’è un danno alla diga del Liscione causato addirittura dall’alluvione del 2003. Abbiamo fatto un sopralluogo, abbiamo presentato una interpellanza in Consiglio regionale sulla messa in sicurezza della struttura e un accesso agli atti per verificarne il corretto funzionamento e chiedere i verbali di collaudo

Puntuali come ogni estate si sono riproposti i problemi legati alla carenza idrica in Basso Molise. Certo, il caldo e la siccità di queste settimane hanno il loro impatto, ma come spesso accade in questi casi anche la mano dell’uomo (e le carenze delle istituzioni) forniscono il loro contributo.
Ci sono migliaia di cittadini nella zona tra Termoli, Campomarino, Nuova Cliternia, Larino, Portocannone, San Martino in Pensilis e Ururi alla prese con problemi di approvvigionamento d’acqua per uso domestico. In questi Comuni si sono verificate interruzioni idriche e i sindaci hanno varato ordinanze di razionamento a causa della scarsa quantità d’acqua presente nell’invaso della Diga del Liscione alla quale manca ancora il collaudo.

Il problema è dovuto ai danni subiti dallo scarico della diga dopo l’alluvione del 2003. Sono anni che l’Ufficio Dighe conduce monitoraggi sulla struttura di Ponte Liscione per verificarne la messa in sicurezza e dare l’ok al collaudo. Peccato però che lo scarico non è ancora stato riparato, il collaudo non c’è e oggi il livello d’acqua dell’invaso è inferiore al necessario. Allo stesso tempo, con inverni rigidi e particolarmente nevosi come quello appena trascorso, la diga si riempie talmente tanto che il livello d’acqua è superiore a quanto può sopportare proprio a causa del danno allo scarico. Quindi per tornare al livello giusto, bisogna aprire i bocchettoni e buttare a mare milioni di metri cubi d’acqua che così viene persa invece che essere potabilizzata e inviata alle case dei bassomolisani.

I disagi sono enormi e vanno avanti da anni, nonostante nel Patto del Molise firmato dall’ex premier Renzi ci siano 5 milioni di euro destinati proprio al “Collaudo e la messa in sicurezza dell’invaso del Liscione”. Lo stesso assessore Pierpaolo Nagni a febbraio scorso ha ammesso che “la diga del Liscione, ad oggi, ancora non è collaudata definitivamente”, ma soprattutto a giugno scorso la Giunta ha approvato il ‘Piano di Emergenza Diga di Ponte Liscione’ nel quale si legge: “Nel 2003, a seguito degli eventi di piena dei giorni 24 e 25 gennaio, si verificarono danneggiamenti delle opere di scarico di superficie della diga e delle opere di dissipazione e di difesa in sponda destra poste immediatamente a valle della restituzione, che, ad oggi, non risultano ancora riparati”. Il problema, quindi, è conosciuto da tutti ma non viene risolto.

I disagi si tramutano anche in numeri. La diga a regime dovrebbe reggere fino a 125 metri sul livello del mare (come si dice in questi casi), ma a causa del danno allo scarico scende a 122 e in periodi di siccità a 116: una quota troppo bassa per garantire il giusto livello d’acqua ai cittadini della zona, ma anche al Consorzio industriale di Termoli, al Consorzio di Bonifica e finanche alla Puglia.

Il MoVimento 5 Stelle Molise ha prima fatto un sopralluogo sulla diga per verificare le condizioni della struttura e ha poi depositato una interpellanza in Consiglio regionale per chiedere a Nagni e al governatore Paolo di Laura Frattura quali iniziative stanno mettendo in campo la Regione e Molise Acque per mettere in sicurezza nel più breve tempo possibile gli scarichi della Diga di Ponte Liscione danneggiati e mai riparati. Solo in questo modo il potabilizzatore ricomincerà a trattare la quantità di acqua capace di soddisfare la domanda di tutti i cittadini basso molisani. Ma c’è di più.

Il MoVimento 5 Stelle Molise ha anche fatto un accesso agli atti. I portavoce M5S Antonio Federico e Patrizia Manzo hanno chiesto di avere i verbali dei sopralluoghi effettuati dal Registro Italiano Dighe di Napoli dal 2003 ad oggi, con risultati e indicazioni annessi, ma anche l’elenco dei recenti lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria (con relative modalità di affidamento dei lavori) effettuati al torrino di presa dell’acqua dell’invaso che viene poi convogliata al potabilizzatore.

Infatti c’è un altro problema tecnico alla diga e riguarda proprio il torrino, lo strumento che pesca l’acqua all’interno dell’invaso e la invia al potabilizzatore che la tratta e a sua volta la invia ai cittadini. Questo torrino, però, non funziona bene quindi riduce la portata d’acqua al potabilizzatore e automaticamente invia meno acqua ai bassomolisani. Insomma, i problemi sono diversi, conosciuti e risolvibili.

Una via d’uscita da questa situazione potrebbe essere l’attivazione dell’acquedotto molisano centrale da sempre pensato per servire di acqua sorgiva molti Comuni della costa. Una infrastruttura attesa da anni sulla quale il MoVimento 5 Stelle ha presentato due interrogazioni in Consiglio regionale e due in Parlamento per conoscere i tempi di consegna dell’opera.
Ad ogni modo, la Regione deve muoversi e riparare i danni alla diga di 14 anni fa. Ora che le principali concause della carenza idrica sono state scoperte, la scusa del caldo non regge più. Non è possibile che a pagare siano sempre e solo i cittadini costretti a pagare le mancanze delle istituzioni con interruzioni idriche o acqua razionata: bisogna individuare le responsabilità politiche dei disagi pluriennali.

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