La Regione sta uccidendo (anche) Molise Acque

L’azienda speciale è senza consiglio d’amministrazione, senza un direttore generale, senza risorse, senza il progetto di riordino annunciato due anni fa e quindi non può svolgere al meglio i propri compiti. Interpellanza M5S in Consiglio regionale

Non solo l’Arpa Molise, da due anni senza una guida stabile, costretta a svolgere compiti non suoi, con poche risorse a disposizione e senza possibilità di svolgere funzioni nel lungo periodo. La Regione sta uccidendo anche Molise Acque, l’Azienda ‘Speciale’ che assicura il rifornimento di acqua potabile ai serbatoi di 170 comuni molisani, ai Consorzi di bonifica del Basso Molise e ai principali Consorzi industriali della regione.

Un’Azienda fondamentale che tuttavia da anni è stata quasi abbandonata dalla Regione che nel 2015 aveva deciso di riformarla sotto lo slogan del taglio dei costi. La legge regionale n. 8 del 4 maggio di quell’anno ha modificato la composizione del consiglio di amministrazione, rimuovendo uno dei tre componenti, ma di fatto destituendo l’organo in carica, compreso il Presidente. Per lo scopo, la Giunta regionale nomina un Commissario straordinario chiamato in primis ad assicurare il corretto funzionamento dell’Ente in attesa della ricomposizione del Cda ma anche per proporre all’esecutivo regionale un progetto di riordino dell’Azienda speciale entro i sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge n. 8 del 2015 (dunque entro luglio 2015).

Il primo ad essere nominato Commissario è Pasquale Mauro Di Mirco, per la durata di 60 giorni. A giugno 2015, invece, in pochi giorni viene prima approvata la proposta di modifica dello Statuto, poi la Giunta regionale approva uno schema di avviso pubblico per la nomina del nuovo Presidente del consiglio di amministrazione: A questo punto qualcosa si inceppa. Di Mirco che doveva restare commissario soli due mesi arriva a 5, fino a metà ottobre 2015 quando si dimette per far posto ad Antonio Calise che rimane in carica un anno.
Nell’ottobre 2016 Massimo Pillarella è nominato nuovo Commissario straordinario “per lo svolgimento di tutte le ordinarie funzioni amministrative dell’Azienda e per ogni altro atto indifferibile ed urgente, per consentire il funzionamento dell’Ente”. Ad oggi la ricomposizione del Cda, fondamentale per l’Azienda, è ancora una chimera.

E il Direttore generale che fine ha fatto? Per trovare la persona giusta qualche anno fa l’Azienda pubblica un bando pubblico che crea un elenco di candidati idonei all’incarico. Ad aprile 2015 viene scelto Vincenzo Rossi, già dirigente regionale, ma il suo incarico non parte neppure, pare per mancanza del nulla osta regionale, particolare di cui non si conoscono i motivi. Il 1 febbraio 2016 viene quindi nominato Luigi D’Orsi, (che peraltro in qualità di coordinatore aveva presentato una lista a sostegno del governatore Frattura): finalmente Molise Acque ha il suo Direttore generale, almeno fino al giorno 11 ottobre 2016 quando cessa la carica.

Da 10 mesi quindi l’Azienda speciale è senza Direttore generale, senza Consiglio d’amministrazione e senza il progetto di riordino dell’Azienda che andava presentato entro 60 giorni dal primo decreto di nomina del Commissario straordinario del 7 Maggio 2015, quindi, lo ripetiamo, entro luglio 2015. Sono ritardi imbarazzanti, inconcepibili per qualsiasi buona amministrazione.

Il MoVimento 5 Stelle Molise ha presentato una interpellanza in Consiglio regionale. Vogliamo conoscere i motivi per cui non è stato ancora nominato il nuovo Direttore generale di Molise Acque, nonostante esista un elenco dei candidati risultati idonei all’incarico. Ma vogliamo anche conoscere i motivi per cui non è stato ancora ricomposto l’Organo amministrativo (il Cda) e se è vero che non esiste alcuna proposta di riordino nonostante il termine temporale iniziale dei 60 giorni.

L’Azienda speciale è senza una guida, senza consiglio d’amministrazione, senza risorse, con perdite milionarie continue in bilancio e senza la possibilità di lavorare al meglio per il bene dei cittadini.
Molise Acque sta morendo: i cittadini hanno il diritto di sapere il perché.

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