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somma accontata dai portavoce M5S Molise

Cig in deroga, i motivi dei ritardi nell’invio delle domande

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Nella Seconda Commissione del Consiglio regionale è stato affrontato, finalmente, il problema dei ritardi nell’invio delle domande di Cassa integrazione in deroga. Chiamati in audizione, i vertici della Regione, competenti per materia, e quelli dell’Inps regionale ci hanno aiutato a individuare i motivi dei ritardi.

Di Patrizia Manzo, portavoce M5S in Consiglio regionale del Molise

A seguito di mia specifica richiesta, condivisa dal collega Vittorio Nola (vicepresidente della Seconda Commissione) e accolta dal presidente di Commissione Michele Iorio, siamo venuti a conoscenza di alcuni dati indispensabili per una visione dettagliata della situazione, più che critica, legata ai ritardi e alle procedure per l’erogazione della cassa integrazione in deroga. Ho chiesto e ottenuto di chiamare in audizione la struttura dirigenziale della Regione e il vertice regionale dell’Istituto di previdenza sociale.

La situazione, illustrata in audizione, ha evidenziato il primo dato sul quale ragionare, oggetto tra l’altro di una mia datata interrogazione in Consiglio: l’inefficienza – inesistenza del sistema informativo della Regione, il cosiddetto SIL (Sistema Informativo del Lavoro), struttura portante della rete per i servizi del lavoro, appositamente integrato da servizi di interrogazione ed elaborazione dati. Una piattaforma che consente il corretto dialogo fra enti e istituti diversi (con un comune linguaggio operativo) e che avrebbe evitato procedure farraginose e ormai arcaiche per l’elaborazione delle domande e per la verifica dei dati.

Una grave lacuna che conferma, mio malgrado, che la nostra regione vive distante anni luce dal contesto tecnologico e informatizzato che consente efficienza e estrema velocità nelle procedure e nei servizi da erogare alla popolazione. Lo ha ribadito il dirigente del Terzo Dipartimento, Claudio Iocca, nel corso dell’audizione alla quale ha partecipato, rendendo la raffigurazione del percorso delle domande per la cassa integrazione in deroga accidentato e ad ostacoli.

Oggi il SIL avrebbe potuto costituire la base informativa per una piena funzionalità, avrebbe permesso alla Regione, anche in collegamento con l’Inps, di accelerare l’accertamento delle richieste pervenute e il coordinamento tra i vari uffici regionali. A tutto vantaggio di migliaia di lavoratori molisani, costretti a vivere in un’apnea economica che rischia davvero di vederli soccombere. Il SIL avrebbe permesso di snellire il lavoro del personale regionale addetto a tale mansione, e che invece si è visto costretto a visionare, controllare, verificare oltre 6.000 pec: un lavoro che è stato compiuto manualmente e singolarmente, allungando all’inverosimile i tempi per il disbrigo delle pratiche.

Le conseguenze di questa gravosa situazione sono vergognose in tempi normali, diventano drammatiche in una situazione emergenziale come quella che stiamo vivendo. E così la Regione Molise si è trovata letteralmente inondata da migliaia di pec inerenti le richieste delle aziende per la cassa integrazione in deroga dei dipendenti; i dirigenti e i funzionari hanno dovuto chiedere aiuto agli “amici” (fatto emerso nel corso delle audizioni) per consentire gli aggiustamenti tecnologici indispensabili per trasformare i documenti (da excel a xml) da inviare al sistema informativo percettori (Sip), nel formato che poi avrebbe consentito il corretto invio all’Inps. L’iter di ogni domanda, nei fatti, richiede giorni e giorni di lavorazione: la Regione riceve l’istanza, scarica la modulistica (in formato excel) e la trasforma (in xml) in modo che sia possibile l’invio al sistema che a sua volta, fatte le dovute verifiche della congruità della richiesta, la invia all’Inps che, via pec, la inoltra alle aziende. Alla fine si ottiene il modello SR 41, quello che permette il pagamento al lavoratore.

La Regione Molise ha dovuto far ricorso ad una sorta di task force, cooptando tutto il personale a disposizione delle strutture competenti per rispondere a quella che, per noi, è una emergenza doppia perché legata ad un sistema tecnologico obsoleto e a migliaia di domande che aspettano risposte tempestive. In queste condizioni, la Regione ha censito oltre 3mila istanze di cui 1298 inviate al sistema percettori del reddito. Nel “cervellone” Inps (come comunicato dal direttore regionale dell’Istituto nazionale di previdenza sociale Stefano Quaranta in audizione) sono pervenute 1.020 domande di cui 756 lavorate e 181 respinte. In tutto questo bailamme, la politica regionale ha pensato bene di azzerare la Giunta, procedere alla rimozione dell’assessore al Lavoro, eliminando di fatto anche il riferimento per ogni eventuale problema che avesse potuto paventarsi.

Inutile scaricare tutte le responsabilità sull’Inps che è riuscito, seppure con procedure ordinarie, a rispondere in un mese e mezzo ad un numero di istanze che evade, mediamente, in cinque anni. Le responsabilità sono tutte politiche ed evidenti: la carenza – assenza del sistema informativo era nota all’esecutivo, anche a seguito dell’interrogazione in merito che ho presentato un anno fa, a luglio 2019.

La miope indifferenza, che ora assomiglia a negligenza, nell’attivarsi per rendere effettivamente concreto tale sistema, a cui erano già state destinate le risorse per la sua attivazione, conferma purtroppo il triste adagio nemo propheta in patria. Purtroppo, questi assurdi errori e negligenze si abbattono sempre e solo sui cittadini che, mai come oggi, avrebbero avuto bisogno di risposte tempestive e adeguate al momento di emergenza vera che vivono. Migliaia di famiglie dovranno aspettare almeno altre due settimane prima che vengano erogati gli assegni di cassa integrazione in deroga.

Unica consolazione: con il Decreto Rilancio, si è stabilito che le Regioni non avranno più alcun ruolo. Con buona pace del Molise, che potrà usare questo tempo per riflettere sui propri errori e colmare queste carenze riorganizzando il dipartimento del lavoro.

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