MoVimento 5 Stelle Molise

Consulta della famiglia, il Consiglio regionale vara una legge retrograda

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Mentre il Paese affronta un’emergenza devastante, mentre noi cerchiamo di richiamare Regione e Asrem alle proprie responsabilità in materia sanitaria, il Consiglio regionale cosa fa? Approva una legge sulla Consulta della famiglia, estremamente retrograda rispetto alle posizioni del Governo e persino della Chiesa. A ciò si aggiunge che la Consulta sulle politiche sociali è ormai ferma nei cassetti dei vertici regionali. Siamo alle solite. La maggioranza è totalmente scollegata dalla realtà e il Molise compie l’ennesimo, inconcepibile, passo indietro nel tempo.

Di Patrizia Manzo, portavoce M5S in Consiglio regionale

Abbiamo provato a migliorare la proposta di legge, per consentire anche all’Arcigay e alle associazioni rappresentative dei diritti Lgbt di entrare nella Consulta della famiglia, ma i “dinosauri” politici della Regione Molise si sono ostinatamente opposti. Troppo intimoriti, non si sono accorti che fuori dal loro guscio il mondo è progredito in tutti i suoi aspetti, da quelli scientifici a quelli etici.

Una legge totalmente fuori contesto

Come si può non considerare il cambiamento epocale seguito all’introduzione della legge Cirinnà sulle unioni civili ma, al contrario, predisporre una proposta di legge basata su una concezione superata dall’introduzione di norme di civiltà, di rispetto, di riconoscimento di altre forme di famiglia che nel frattempo si sono evidenziate nel contesto storico e sociale? Come si può non riflettere sull’intervento recente e rivoluzionario di Papa Bergoglio sul riconoscimento di ogni famiglia, a prescindere dalle differenze di genere? E ancora, la maggioranza è a conoscenza della recente legge Zan sull’omotransfobia?

Una platea di invisibili

I cittadini che non rientrano nel concetto di famiglia tradizionale sono invisibili. Questo è il concetto che hanno fatto passare i consiglieri di maggioranza a proposito delle famiglie monogenitoriali; di mamme o papà che si prendono cura dei propri figli pur non essendo ‘codificati’ in quella che viene etichettata come una famiglia ’normale’. Questo è purtroppo quello hanno fatto passare su chi ha figli nati al di fuori del matrimonio. E cosa dire di quelle unioni civili che hanno dato luogo a vere e proprie famiglie, con l’identica presa in carico di diritti e doveri?

Sia chiaro: non sono contraria al principio dell’istituzione della Consulta, ma ho votato ‘no’ perché ritengo necessario che la suddetta sia integrata nella legge regionale in materia di politiche sociali già esistente e che coinvolga il patrimonio associativo del territorio, ma soprattutto che sia espressione del tempo presente.

Per questo motivo ho presentato un emendamento, puntualmente bocciato dalla politica del passato che oggi governa la nostra regione.

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