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Il Centro Covid tra menzogne e strumentalizzazioni: ecco la verità

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A costo di risultare impopolare, mi rivolgo principalmente a voi che – anche in buona fede – avete gridato allo scandalo perché il MoVimento 5 Stelle non ha votato l’emendamento Iorio. Emendamento che solo apparentemente e strumentalmente voleva riproporre un Centro Covid a Larino, ma che in sostanza puntava all’ennesimo stallo e ad una lotta interna al centrodestra. In tutta sincerità, il 6 aprile scorso, avreste votato per “sospendere la realizzazione della torre Covid a Campobasso”? Lo avreste fatto anche sapendo che non vi era neanche una bozza di progetto alternativo?

di Fabio de Chirico

Perché la verità è questa: nonostante ci siamo battuti per rendere l’ospedale Vietri centrale nella lotta al Covid, non è mai esistito un progetto per farne un Covid hospital. Un simile progetto non esiste neanche sulla carta, ma solo nelle speranze della prima ora e, ormai, nell’immaginario collettivo. Quella del Commissario Giustini era solo una proposta ideale, mentre quelle votate dal Consiglio a suo tempo erano atti di indirizzo; banalmente, indicazioni in linea di principio che non hanno neanche effetto vincolante. Dunque, non c’è un progetto tangibile, andrebbe semplicemente scritto da zero. La semplificazione del ‘bianco o nero’, come sempre, crea confusione, caciara. E si presta alle speculazioni.

Sulla ‘torre Covid’ una proposta pericolosa

Quella che è passata in sordina è invece la richiesta di bloccare i lavori sulla torre Covid’. Significherebbe gettare alle ortiche un iter avviato ad ottobre, con tanto di progetto esecutivo e cantierabile disponibile da oltre un mese. Come a dire: preferivamo il Vietri, dunque blocchiamo anche l’alternativa.

Ma bloccare la torre Covid’ non solo sarebbe folle, arrivati a questo punto. Significherebbe anche impedire ciò che di buono resterebbe del progetto. Che punta a spostare, ampliare e ammodernare l’attuale terapia intensiva del Cardarelli, allargando e rinnovando l’adiacente Pronto soccorso. Un intervento strutturale a beneficio delle attività ordinarie e straordinarie dell’hub regionale, l’ospedale principale, la struttura che deve garantire il più ampio ventaglio di servizi e prestazioni. Mi chiedo piuttosto perché l’imprenditore abbia ostacolato l’inizio dei lavori per un intero mese. Sarà stato forse l’incontro in Procura a fargli cambiare idea?

Facciamo un riepilogo chiaro

Il MoVimento 5 Stelle ha proposto e votato diversi atti di indirizzo con al centro il Vietri. Ma lo ha fatto quando ancora c’era tempo per renderlo idoneo a rispondere all’emergenza sanitaria. Proponevamo di sfruttare la struttura frentana a giugno 2020, non ad aprile 2021. Allora si poteva e si doveva fare qualcosa. Oggi suona proprio come una beffa.

Da tempo lanciavamo l’allarme sulla carenza di personale ed abbiamo continuato a farlo, con maggiore forza, in pandemia. Senza personale, per giunta formato, neanche il progetto più ambizioso avrebbe prodotto risultati.
Non bastano un ventilatore, un monitor e un letto per curare un paziente grave: bisognava partire da subito creando una equipe completa, non darsi all’improvvisazione.

Dunque poniamoci delle domande serie. Si poteva fare qualcosa per il Vietri a giugno 2020, quando ancora non subivamo l’escalation dei contagi? Va nell’interesse della collettività bloccare ora, ad aprile 2021, l’unico progetto avviato, che sebbene tardivo per l’emergenza Covid sarà utile per il prossimo futuro?

Sono ancora convinto che la verità, anche quando non paga in termini di consenso, sia l’unica forma di rispetto verso i cittadini. Chiediamoci invece perché qualcuno continua a mentirci, facendo leva sulla nostra sacrosanta disperazione.

Il ruolo del Commissario ad acta

Aggiungo una piccola nota con alcune precisazioni che credo possano aiutare alla comprensione perchè in giro vedo molta confusione su fatti e atti. Del resto è comprensibile fare confusione, tra organi, competenze, indicazioni, persino il commissario Giustini ne ha fatta.

Il “Piano” che bisognava inviare al Ministero a giugno 2020 non era il piano Aziendale per la gestione dell’emergenza, con cui sono stati decisi, dal marzo in poi, il quanto e il come dei posti letto Covid, un piano approvato da Asrem proprio nello stesso mese di marzo e aggiornato nell’ultima versione a novembre (DDG n.953/20).

Al ministero invece
 bisognava inviare i Piani di riorganizzazione, di cui al Decreto rilancio (art. 2 comma 1) esclusivamente “finalizzati ad un adeguamento strutturale dei reparti ospedalieri volto ad incrementare il numero di posti letto di terapia intensiva/semi-intensiva, ad adeguare e ristrutturare i Pronto Soccorso e ad aumentare la dotazione di automezzi per il trasporto dei pazienti.

Giustini ha preteso, e convinto molti a quanto pare, che quel suo pseudo quadro economico  super sottostimato per fare 34 posti intensiva/subintensiva fosse interpretato come progetto Covid hospital a Larino. Cioè, non solo aveva presentato un progetto fin troppo superficiale, ma voleva che le terapie intensive aggiuntive non venissero allestite nei 3 ospedali pubblici, come definiti in Atto Aziendale, ma nella Casa della salute di Larino, che oggi non è un ospedale. Questo precisava Urbani, il Direttore Generale della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute, in risposta al Commissario, a luglio scorso.

Un Covid Hospital è tutt’altra cosa, tutt’altra complessità, serviva qualcosa di molto più convincente e realistico.

I soggetti attuatori di questi piani di riorganizzazione (ex art 2 DL Rilancio), che tutte le Regioni hanno presentato a giugno, sono le Asl territoriali. C’è un decreto di Arcuri che lo dispone. Lo si può constatare anche analizzando i report dei siti governativi. E per la cronaca tutte le regioni hanno aggiunto posti di terapia intensiva all’interno degli ospedali esistenti.

L’interesse dei privati

In seguito, il 26 ottobre, Giustini ha approvato il DCA sul potenziamento della rete territoriale, ex articolo 1 del decreto rilancio. In questo DCA, validato dal ministero e quindi da Urbani, si dispone, tra l’altro, di organizzare Larino per ricoverare i paucisintomatici e riabilitare i pazienti post covid. La non attuazione, ancora oggi, di questo DCA di ottobre, fa fare profitto ai privati, non i piani per costruire ex novo posti di terapia intensiva negli ospedali pubblici. Ma su questo non sento scandali di alcun tipo da parte di certi comitati.

Infine i DL rilancio, lo ricordo, stanziava 6,9 milioni di euro per il Piano di riorganizzazione strutturale ospedaliera (35 posti letto ex novo terapia intensiva/sub intensiva, di cui 5 a Isernia/Termoli e 30 al Cardarelli “ex Hospice”, più la ristrutturazione e l’ampliamento dei 3 Pronto Soccorso) e 8,8 milioni per il Piano di potenziamento della rete territoriale.

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