MoVimento 5 Stelle Molise

Sanità molisana a rischio: il caso Gemelli è solo la punta dell’iceberg

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Senza fine il degrado e le inefficienze con cui il centrodestra in Molise continua a gestire la sanità. L’ultima notizia in ordine di tempo, il rischio chiusura dell’unico centro di radioterapia presente in regione, fa rabbrividire a conferma di un andamento che penalizza le fasce più deboli e indifese. Questa volta starebbe per toccare ai pazienti oncologici. Ma problemi seri al Gemelli si registrano anche per il servizio di Cardiochirurgia. Come dire: al peggio non c’è mai fine.

Di Vittorio Nola

La temuta chiusura del servizio di radioterapia al Gemelli di Campobasso è solo la punta dell’iceberg di un comparto che vive un tracollo inarrestabile. Non esente da responsabilità il centrosinistra, che dopo aver governato in maniera pessima il Molise, tenta disperatamente di cambiare volto, spinto a farlo per raccattare voti alle prossime elezioni politiche.

Dal canto nostro sono anni, dall’insediamento in Consiglio regionale, che denunciamo nefandezze inaudite e portiamo sui tavoli proposte concrete per invertire il trend. A riguardo non posso non ricordare quanto accade per il Santissimo Rosario di Venafro, ospedale di confine dove ad ogni scadenza elettorale tornano a farsi vivi candidati e presidente di Regione accompagnati e sponsorizzati dal sindaco della città.

Peccato che la struttura, al pari di quelle di Larino, dove da un anno è chiusa la camera iperbarica per mancanza di personale, Termoli, Isernia e Agnone versa in condizioni disarmanti senza una prospettiva futura in fatto di programmazione, ahimè termine sconosciuto all’esecutivo Toma che lo ha cancellato dal vocabolario. Come pure scomparso dall’agenda politica il reparto Covid del Cardarelli di Campobasso.

Così, mentre per il Santissimo Rosario si acceleravano le pratiche per rendere operativo il decreto n.27 del 19/05/2016 che prevedeva l’attivazione dell’ospedale territoriale di Comunità con la disattivazione del Pronto soccorso e l’assistenza ospedaliera per acuzie, da rimarcare il silenzio assordante sulla mia proposta di attivare un Punto di primo intervento.

Un servizio, quest’ultimo, che come accade per altre Case della salute su scala nazionale, avrebbe potuto sopperire ai pesanti tagli messi in atto dal decreto che contestualmente considerava la necessità di ridefinire la rete ospedaliera e procedere al riassetto dell’assistenza primaria, domiciliare e residenziale per poter rispondere in maniera adeguata a nuovi bisogni, implementandoli con forme alternative di ricovero.

In merito a ciò Venafro e il suo hinterland ancora attendono i 40 posti della Rsa e i 10 per i malati di Alzheimer come promessi e inaugurati, senza mai essere attivati, da Donato Toma. Ma non è tutto, perché l’elenco dei tagli è lungo e ad esempio vede la riconversione del laboratorio Analisi in mero Punto prelievo o il mancato potenziamento delle attività ambulatoriali, problema acuitosi durante la pandemia. A nulla sono valse le proteste del Comitato, di medici e cittadini che continuano a pagare sulla propria pelle l’incapacità di dirigenti nominati o calati dall’alto da una classe politica imbarazzante.

Oggi il rischio reale, come denunciato dal M5S, dal responsabile del Comitato, Vaccone e dal dottor Giannini, impegnati in prima linea per invertire tendenza, è quello di un ulteriore depauperamento dei servizi minimi rimasti in vita. Intanto si assiste ad un ricorso massiccio al Pronto soccorso dell’ospedale di Cassino di cittadini residenti nella piana di Venafro che aggraverà il deficit connesso alla mobilità passiva.

In definitiva resto convinto che il popolo molisano sarà in grado di usare bene la matita alle prossime elezioni, in particolare per difendere il sacrosanto diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione. Sono fiducioso che i molisani sceglieranno di stare #DallaParteGiusta, quella del Movimento 5 Stelle che, riformando il titolo V della Costituzione, intende riportare la gestione della sanità in mano allo Stato e aumentare le retribuzioni al personale.

Quella del 25 settembre è una occasione imperdibile per dire basta a un modo di fare che favorisce gruppi di interesse che non tengono conto degli ultimi e dei più indifesi.

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