Il Molise è in ginocchio sotto il peso del maltempo: dalla costa alle zone montane, l’emergenza è ovunque e mostra tutte le fragilità di questa terra. Neve, fango, strade franate e ponti crollati rendono un inferno ogni spostamento, anche per le ambulanze che devono sfidare il tempo e gli ostacoli per salvare vite
di Andrea Greco
La principale via di collegamento tra Agnone e Campobasso è interrotta su più fronti. Per raggiungere il capoluogo si è costretti a deviare lungo una via secondaria dove di fatto non possono transitare mezzi pesanti, e si impiega oltre un’ora e mezza. E quando si tratta di emergenza-urgenza ogni minuto perso può essere fatale.
L’EMERGENZA DI QUESTE ORE CI RICORDA QUANTO SIA VITALE, PER L’ALTO MOLISE, AVERE L’OSPEDALE AD AGNONE
In questo contesto, pensare di declassare l’ospedale di Agnone suona come un insulto al buon senso. Trasferire un malato grave fino a Campobasso o a Isernia è oggi un percorso ad ostacoli, un viaggio di sopravvivenza che nessun cittadino dovrebbe affrontare.
Ieri mattina si è registrato inoltre l’ennesimo crollo sulla Statale 16, sul fiume Trigno: un episodio di gravità estrema che compromette la viabilità lungo l’asse adriatico, in particolare nei collegamenti tra Abruzzo e Molise.
Alla luce delle fragilità che emergono con forza in queste ore, mi chiedo come si possa anche solo pensare di tagliare servizi salvavita. La questione dei trasporti sanitari nelle aree disagiate non è un dettaglio burocratico ma un diritto da difendere, oggi più che mai. Lo dico da sempre: chiudere reparti o declassare presidi sanitari significa firmare una condanna per intere comunità, ignorando la realtà che il maltempo sta scolpendo sotto i nostri occhi.
A CHI RICOPRE RUOLI DI GOVERNO CHIEDO: COSA È STATO FATTO IN QUESTI ANNI PER LA PREVENZIONE?
E a chi ricopre importanti ruoli di governo chiedo: cos’ha fatto in questi anni per la prevenzione? Perché parlare di emergenza oggi è facile, ma prevenire significava vigilare ieri – quando si autorizzavano disboscamenti massivi su ettari di terreno, spesso affidati a imprese del Beneventano e del Casertano, o quando si poteva gestire diversamente l’apertura delle paratie del Liscione, magari con manovre graduali. Sono esempi concreti di come la mancanza di pianificazione e attenzione verso il territorio rischia di tradursi in danni e pericoli, come purtroppo sta accadendo sotto gli occhi di tutti.
Intanto, ai soccorritori, alle forze dell’ordine e ai volontari va tutta la mia gratitudine: sono loro il vero argine alla disperazione, la mano tesa che tiene accesa la speranza.
IL MOLISE SAPRÀ RIALZARSI MA LA REGIONE FACCIA LA SUA PARTE
Mi aspetto che la Regione faccia la sua parte: si dichiari subito lo stato di calamità naturale, si reperiscano risorse per riaprire strade, mettere in sicurezza infrastrutture e rafforzare presidi sanitari, garantendo anche ambulanze ed elicotteri pronti a intervenire.
Il Molise è una terra aspra ma capace di rialzarsi. Lo farà anche stavolta, se sapremo trasformare l’emergenza in una lezione di responsabilità e rispetto per il territorio.
