Da otto anni, dal 2018, l’area del Cardarelli di Campobasso è priva di una struttura di smaltimento dei rifiuti speciali ospedalieri, con il servizio affidato a ditte esterne per via dell’obsolescenza del vecchio forno inceneritore. Oggi, quel vuoto riecheggia in un progetto di termodistruzione che avanza tra silenzi e documenti generici, mentre la salute dei molisani e l’aria del capoluogo attendono risposte.
di Angelo Primiani
Nell’agosto 2020, il direttore generale dell’Azienda sanitaria lanciò un avviso pubblico per un project financing finalizzato alla progettazione, alla costruzione e alla gestione di un nuovo sistema di raccolta e termodistruzione dei rifiuti ospedalieri regionali, con annessa manutenzione dell’impianto al Cardarelli. A quell’avviso è seguita una sola offerta, con un progetto di fattibilità tecnico-economica per un inceneritore statico multistep; la commissione di gara, l’anno successivo, lo dichiarò idoneo, e a dicembre 2021 fu approvato il progetto definitivo.
Troppi vuoti da colmare
Ma già allora emersero alcune criticità: in particolare, tutto poggiava su uno studio di pre-fattibilità ambientale generico che prometteva emissioni “inferiori di ordini di grandezza” grazie a tecnologie “di nuova generazione”, senza dettagli specifici e senza conoscere gli esiti delle Valutazioni di impatto ambientale, delle autorizzazioni e dei pareri sanitari, specie con l’incremento atteso dei rifiuti post-pandemia. E non è chiaro neppure se l’impianto brucerà solo rifiuti speciali ospedalieri molisani o anche extra-regionali.
Sul tema ero già intervenuto nella scorsa legislatura con l’obiettivo di fare chiarezza sull’iter dell’opera e assicurarmi che le procedure andassero avanti nel rispetto di tutti i parametri previsti dalla legge in materia di tutela della salute.
La nostra interrogazione
Da allora nulla è cambiato, per questo ho depositato una interrogazione urgente a risposta scritta – firmata anche dai colleghi Andrea Greco e Roberto Gravina – rivolta al presidente Roberti: per capire qual è lo stato dell’arte del procedimento; quali sono gli esiti dei pareri ambientali e sanitari; qual è la portata dei rifiuti che verranno trattati nel termovalorizzatore.
Non arretrerò di un passo. Salute e ambiente non sono aspetti secondari e sacrificabili. Sono la priorità. E se chiedere chiarimenti su questi temi è necessario, fornire risposte inequivocabili è un passaggio obbligato da parte delle istituzioni, a tutela dei cittadini e dei loro diritti.
