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Regionalismo e opportunità di gestione dei Beni culturali

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di Angelo Primiani, portavoce M5S in Consiglio regionale del Molise

In questi giorni si fa un gran parlare di Regionalismo differenziato e delle competenze che, ai sensi dell’art. 116 della Costituzione, potrebbero essere demandate alle Regioni. Da più parti vi è stata una levata di scudi contro le richieste avanzate dalle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna e anche noi, come M5S, ci siamo dichiarati cauti sulle intese raggiunte. Questo perché siamo convinti che sia necessario provvedere preliminarmente alla definizione dei livelli essenziali di assistenza (Lea) e dei livelli essenziali delle prestazione (Lep), per poi soddisfare le legittime richieste di maggiore autonomia che provengono da quei territori.

Tuttavia, se da un lato appare evidente la necessità di mantenere in capo allo Stato centrale alcune competenze a garanzia dell’unitarietà della Repubblica, dall’altro sarebbe opportuno avviare una seria riflessione su alcuni settori che, invece, potrebbero trovare nuovo impulso se affidati alla competenza delle Regioni.

Prendiamo il caso dei Beni culturali, archeologici e ambientali: la Costituzione demanda alla competenza esclusiva dello Stato la loro tutela, mentre affida alla legislazione concorrente la loro valorizzazione.
Su questo secondo aspetto sono convinto che una maggiore autonomia legislativa, gestionale e organizzativa in favore delle Regioni possa migliorare lo stato del nostro patrimonio, così come incentivare le  azioni di promozione e salvaguardia.

In questo contesto, il Molise rappresenta ancora una volta un caso limite, ovviamente in negativo: il settore è lasciato all’abbandono, l’organizzazione dei servizi periferici risulta disarticolata, gli uffici sottodimensionati e incapaci di far fronte anche alla gestione ordinaria delle attività, nonostante l’enorme mole di lavoro assicurata dai funzionari.

La Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise, da anni, è guidata da un Soprintendente reggente, così come il Segretariato regionale per i Beni Culturali e la struttura del Polo museale che hanno un segretario ad interim.

La mancanza di un soggetto titolare non può che ricadere sulla gestione ordinaria delle attività e degli interventi sul territorio che, in molti casi, risultano fermi senza che si intravedano soluzioni nell’immediato futuro.

Prendiamo, ad esempio, lo stato di attuazione dell’Accordo di Programma Quadro dei Beni Culturali 2000/2006.

Da una prima ricognizione si rileva che:
– i lavori di recupero e valorizzazione per fini didattico-museali di monumenti storico-archeologici del territorio di Santa Croce di Magliano, per un importo di 400 mila euro, sono fermi a causa di rallentamenti burocratici tra Regione e Segretariato regionale, senza che sia stato adottato nemmeno il provvedimento di Concessione del finanziamento;

– i lavori di risistemazione dell’area dell’anfiteatro romano (Verlasce) di Venafro, per un importo di 600 mila euro, pare saranno presto presi a carico ma con un notevole ritardo;

– i lavori di risistemazione dell’area dell’Abbazia di S.Vincenzo al Volturno, per un importo di 450 mila euro, sono fermi perché manca un progetto esecutivo;

– i lavori di allestimento del Museo archeologico di Pietrabbondante, per un importo di 600 mila euro, sono fermi a causa di un contenzioso tra Comune e impresa esecutrice, che non permette l’adozione di un progetto esecutivo dell’intervento.

Questi sono solo alcuni esempi che testimoniano la necessità improcrastinabile di riformare un settore di vitale importanza per il nostro Paese.

Sono fermamente convinto che riformare il settore, incardinando in capo a un unico soggetto l’attività di promozione e valorizzazione dei beni culturali e ambientali, possa semplificare notevolmente le procedure burocratiche e migliorare di riflesso la gestione delle risorse e degli interventi sul territorio.

Queste mie perplessità, già condivise con la portavoce M5S Rosalba Testamento, membro della Commissione Cultura alla Camera dei Deputati, le ho riportate integralmente in una missiva che invierò al Ministro per i Beni Culturali, Alberto Bonisoli, affinché si faccia promotore di una riforma organizzativa che parta proprio dal Molise.

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