Il clamoroso caso della nomina del dottor Rocchia a Direttore Sanitario dell’Asrem, durata di fatto appena pochi giorni e poi sfociata nella rinuncia all’incarico e nell’accertamento della causa di inconferibilità, apre però una questione che non può essere archiviata con una semplice presa d’atto. È urgente e necessario avere chiarezza sulla delibera n. 1241 dell’1 ottobre 2025 riguardante la programmazione delle reti ospedaliere, dell’emergenza-urgenza, tempo dipendenti e ictus, firmata proprio dal dottor Rocchia quando non vi era alcuna nomina formale e le cause di inconferibilità erano già in essere
di Angelo Primiani
La vicenda è nota. Il 29 maggio 2026 la nomina è stata formalizzata con delibera del Direttore Generale e la stessa Asrem aveva comunicato che il dottor Rocchia avrebbe assunto formalmente servizio il 4 giugno. Pochi giorni dopo, però, l’Azienda ha dovuto riconoscere l’esistenza di una causa di inconferibilità, precisando che Rocchia era stato candidato alle elezioni regionali del 2023 e che, per questa ragione, l’incarico non poteva essere conferito.
Un fatto politico e amministrativo grave e non perché, come già evidenziato dal collega Roberto Gravina, sia mai stata in discussione la professionalità del dottor Rocchia, ma perché emerge un difetto evidente nei controlli preliminari che avrebbero dovuto precedere la firma del contratto e la comunicazione pubblica della nomina.
Ora però c’è un punto ulteriore che merita piena trasparenza. Se nelle more di questa vicenda il soggetto nominato, poi risultato inconferibile, ha sottoscritto atti o provvedimenti, sarebbe doveroso chiarire immediatamente quali siano questi atti, con quale titolo siano stati firmati e quali conseguenze amministrative possano derivarne.
Ce n’è uno in particolare, ovvero la delibera n. 1241 dell’1 ottobre 2025 riguardante la programmazione della rete ospedaliera, della rete dell’emergenza-urgenza, delle reti tempo dipendenti e della rete ictus, che è stato firmato dal dottor Rocchia quando non vi era alcuna nomina formale e ad ogni modo le cause di inconferibilità erano già in essere.

Per questo l’Azienda sanitaria dovrebbe riferire, senza ambiguità, quali conseguenze comporta la sottoscrizione di quell’atto. Ma non solo: è necessario andare a fondo della questione e capire quali siano, eventualmente, gli altri atti sottoscritti, sulla base di quale presupposto giuridico tali atti siano stati adottati e se l’Azienda ritenga quegli atti pienamente validi oppure meritevoli di riesame in autotutela.
La questione non riguarda soltanto il profilo economico ma anche la regolarità dell’azione amministrativa e la tutela dell’ente.
Di fronte a un simile pasticciaccio, il Direttore Generale Giovanni Di Santo non può cavarsela con una formula burocratica. Se la verifica sulla sussistenza di cause ostative è arrivata solo dopo la formalizzazione dell’incarico, siamo di fronte a un errore che chiama in causa responsabilità precise nella catena istruttoria e decisionale.
Per questo, qualora emergesse l’effettiva adozione di atti firmati dal dottor Rocchia, sarà necessario valutare ogni ulteriore iniziativa istituzionale, compreso l’interessamento della Corte dei conti affinché verifichi l’eventuale sussistenza di profili di danno erariale o comunque di responsabilità amministrativa.
Al tempo stesso, sul piano politico resta un dato: dopo una figuraccia di questa portata, il posto alla guida dell’Asrem di Di Santo è sempre più insostenibile. Sinceramente, ci si aspetterebbe un passo indietro non più rinviabile.
