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Il fiume Biferno va messo in sicurezza senza più rimandare

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di Patrizia Manzo, portavoce M5S in Consiglio regionale del Molise

Il fiume Biferno necessita di interventi di sistemazione idraulica, già previsti in un decreto ministeriale del 2007. Il Protocollo d’Intesa tra il Ministero dell’Ambiente e la Regione Molise, infatti, prevedeva opere di sistemazione idraulica nel tratto del fiume Biferno compreso tra la diga di Ponte Liscione e la foce del fiume, per un costo complessivo di 60 milioni di euro, di cui 30 milioni per la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza più urgenti, e ulteriori 30 milioni per il completamento delle opere riferite agli scenari di inondazione per tempi di ritorno di 200 anni.

Gli interventi di messa in sicurezza erano suddivisi in due fasi dell’importo di 15 milioni di euro ciascuna. La prima, finalizzata alla messa in sicurezza delle situazioni più critiche rilevate nell’aree di confluenza tra il fiume Biferno e il torrente Cigno e nel tratto terminale dell’asta fluviale latistante l’area del nucleo industriale di Termoli, la seconda per la messa in sicurezza del fiume Volturno e del torrente Rava.

Ma, all’attuale stato dell’arte, pare che nei territori adiacenti al fiume Biferno, nel tratto a valle dell’invaso di Ponte Liscione, permangano condizioni di elevata vulnerabilità nei confronti di fenomeni esondati. Condizioni che impongono con urgenza la realizzazione delle opere in questione, soprattutto considerando il numero di aziende agricole, di impianti industriali e di abitazioni esposte direttamente al rischio.

Ecco perché abbiamo presentato un’interrogazione per chiedere al presidente Toma quali degli interventi previsti sono stati finora posti in essere, quali sono state le modalità di assegnazione dei lavori e, soprattutto, vista la rinuncia del Co.Si.B, se la Regione intende confermarlo come soggetto attuatore degli interventi di sistemazione idraulica o se vuole procedere alla nomina di un altro soggetto.

A tal proposito ricordiamo che il Co.Si.B. (Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Valle del Biferno) nel 2010 aveva avviato le procedure di realizzazione degli interventi nel fiume Biferno, nel tratto compreso tra la diga di Ponte Liscione e la foce che coinvolge i Comuni di Termoli, Guglionesi, San Martino in Pensilis, Portocannone e Campomarino. Ma nel 2014 aveva poi rinunciato all’incarico di ente attuatore dei lavori, “a causa della difficile situazione economico-finanziaria del Consorzio che non consente di anticipare ingenti somme per i vari adempimenti di cui l’ente otterrebbe un rimborso solo dopo la sottoscrizione della convenzione con la Regione Molise”.

È importante sapere, quindi, a che punto sono i lavori di sistemazione idraulica, sia per la sicurezza dei cittadini e degli edifici sia perché, a causa di eventi alluvionali, la Regione si troverebbe a pagare ingenti somme di risarcimento. Come è accaduto nel gennaio 2003, quando è stato dichiarato lo Stato di Emergenza nei territori del il bacino del fiume Biferno, interessato da un evento idrometereologico particolarmente intenso che ha provocato estesi allagamenti, soprattutto nelle zone di fondovalle in prossimità di centri abitati, nuclei industriali, infrastrutture e aree di intensa pratica agricola. Il 23 gennaio scorso il Tar ha riconosciuto i danni subiti a causa di quella esondazione come “dovuti alla mancata manutenzione degli argini”, ordinando così alla Regione Molise di risarcire i ricorrenti, entro 120 giorni, per un totale di circa 1 milione di euro.

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