Durante l’incontro pubblico svoltosi ieri a Termoli con il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, la fotografia sanitaria del Molise è stata impietosa. Il servizio sanitario molisano è malato ma è ancora curabile. La politica, quella con P maiuscola, però deve agire con riforme al sistema programmate a medio e lungo termine per riportare equità e parità nella sanità pubblica. Ma se la volontà della politica è quella di muoversi verso la privatizzazione, come sta accadendo, che si dica chiaramente ai cittadini. Roberti provi pure a smarcarsi, ma la verità è che sulla sanità è parte in causa, insieme a Lotito, Lancellotta, Della Porta: tutti pezzo della stesso ingranaggio che sta smantellando la sanità
di Angelo Primiani
I numeri e i dati forniti da Cartabellotta sul Molise confermano la fotografia impietosa di un sistema sanitario regionale che resta inadempiente sui Livelli sanitari essenziali, e da anni in piano di rientro. Una delle regioni agli ultimi posti della classifica.
Lo stesso presidente Gimbe, di fronte a questa pessima collocazione sanitaria del Molise ha spiegato come la buona politica fa la buona sanità, abbiamo l’esempio del Veneto, dell’Emilia Romagna e della Toscana, rispetto alla cattiva politica che ha prodotto la cattiva sanità, precipitando il sistema e i servizi verso il baratro, così come accade nelle regioni commissariate del Molise, della Calabria.
Ma quando il Paese non è in buona salute anche il Pil cala, perché quando non si investe davvero nel sistema sanitario nazionale si ha un Paese malato dove il cittadino non lavora, non produce e non cresce. Questo accade in generale in Italia, in particolare in Molise.
Se è vero, però, che il sistema sanitario pubblico è malato, è vero pure che è ancora curabile ma ad intervenire dovrebbe essere una politica con la P maiuscola che, oltre a provvedimenti tampone, dimostri interesse e capacità di programmare a medio e lungo termine. In Molise le figure professionali, come medici e soprattutto infermieri, ci sono ma serve rendere più attrattiva la professione e il sistema affinché restino in Molise, anziché andare via.
Ma la vera domanda da porsi, alla luce dei dati Gimbe che confermano la realtà con cui ogni giorno fanno conto i molisani è: che tipo di sanità si vuole lasciare ai nostri figli e nipoti? Se si vuole riportare la sanità pubblica sul principio dell’uguaglianza, dell’equità e della parità è necessario destinare i finanziamenti pubblici con una programmazione ben precisa. Ma se la volontà della politica è quella di muoversi verso la privatizzazione, come sta accadendo, che si dica chiaramente ai cittadini.
Roberti provi pure a smarcarsi, ma la verità è che sulla sanità è parte in causa. L’emendamento che viene spacciato per aiuto e che invece segna la resa definitiva del Molise porta la firma di Claudio Lotito e di Forza Italia. Non può fingere di non saperlo, né far finta che la responsabilità sia di altri: perché se oggi la sanità molisana è ridotta così, è anche per colpa di una filiera di centrodestra che ha preferito obbedire a Roma invece che difendere i molisani.
Lotito, Roberti, Lancellotta, Della Porta: sono tutti pezzi dello stesso ingranaggio. Un ingranaggio che si è inceppato e che, sulla sanità, rischia di causare lo spegnimento definitivo di questa regione.
Quello che sta accadendo è sotto gli occhi di tutti: stanno vendendo l’ennesimo atto di smantellamento della sanità pubblica molisana come un successo, mentre si completa inesorabilmente un’opera cominciata anni fa.
Quindi altro che aiuto: la norma che “sbloccherebbe” i famigerati 90 milioni, è una trappola. Vogliono farlo passare come un intervento per salvare il Molise, ma in realtà è il colpo di grazia. È il risultato di 16 anni di commissariamenti fallimentari e dell’incapacità della tanto sbandierata “filiera di centrodestra” che oggi finge di curare ciò che ha ridotto in fin di vita.
Mi chiedo con quale coraggio Roberti e gli esponenti del centrodestra molisano possano ancora parlare di “difesa del territorio” mentre accettano in silenzio un ricatto politico che strangola il Molise, costretto a subire ancora una volta tagli su tagli senza poter fare altrimenti.
Diciamo le cose come stanno, tante responsabilità saranno pure dei commissari e in generale di un istituto – quello del commissariamento – che in Molise ha mostrato tutti i suoi limiti. Ma l’emendamento Lotito, che risponde allo stesso partito di Roberti e in generale al Governo Meloni, è una scelta politica chiara, ed è una scelta contro i molisani. Dicano la verità ai cittadini: stanno barattando la sopravvivenza della nostra regione per obbedire ai diktat romani e a quelli di chi trae solo vantaggi se gli ospedali pubblici perdono reparti e personale.
Non si può restare a guardare mentre ci strappano il futuro dalle mani, mentre il Molise – per l’ennesima volta – viene sacrificato sull’altare degli interessi di pochi.
