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Presidio Polfer, chiuderlo sarebbe un danno per tutto il Molise

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Il presidio della Polizia ferroviaria di Campobasso rischia la chiusura a causa di una legge del 2015. Una scelta che, se confermata, sarebbe incomprensibile perché mina la sicurezza dei viaggiatori, lasciando scoperta tutta la tratta tra Termoli e Cassino. Non dobbiamo permetterlo: invieremo una nota al Viminale per chiedere chiarimenti, come fatto anche dal nostro Fabrizio Ortis che ha presentato una interrogazione in Senato.

Il presidio di pubblica sicurezza nella stazione ferroviaria di Campobasso potrebbe venire meno. È l’effetto della ‘Legge Madia’ del 2015, che ricade senza una logica sui territori.

In Molise questo si traduce in nove agenti, altamente specializzati nei controlli delle stazioni e dei convogli ferroviari, ricollocati dalla Polizia ferroviaria in altri uffici di Polizia del capoluogo. Una scelta incomprensibile che non si giustifica neanche con un risparmio in termini di spesa per lo Stato. I locali del presidio Polfer, infatti, sono di proprietà di Ferrovie dello Stato e il personale svolge un’importante funzione nel contrasto alla criminalità: pensiamo già solo ai numerosi arresti e ai sequestri di droga effettuati nel tempo.

Del resto anche gli ultimi rapporti della Direzione Investigativa Antimafia pongono l’attenzione sul Molise, in quanto territorio interessato dalla presenza crescente delle organizzazioni criminali e in quanto zona di transito per traffici illeciti. Traffici che potrebbero beneficiare dell’assenza di controlli nella stazione di Campobasso.

Una scelta paradossale

Ma l’inopportunità della decisione sta anche nel fatto che va in controtendenza rispetto a quanto ottenuto in termini di investimenti con il ‘Patto per il Sud’ e con il ‘Recovery plan’.
Il primo prevede interventi di elettrificazione di alcune tratte molisane e il rifacimento della stessa stazione ferroviaria di Campobasso.
Mentre il Recovery prevede ‘specifici investimenti di upgrading, elettrificazione e resilienza al Sud’ e tra gli investimenti previsti c’è proprio quello sulla tratta ferroviaria Venafro-Campobasso-Termoli.

Un rischio per la sicurezza

A ciò si aggiunga che è già stato soppresso il presidio della Polfer di Isernia e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: per evitare il degrado dell’area, che a breve accoglierà il nuovo parco urbano, la stazione resta chiusa al pubblico durante la notte.

Depotenziando l’organico a disposizione della Polizia Ferroviaria dei nove uomini in servizio nel capoluogo, tra Termoli e Cassino si creerebbe una sorta di ‘zona franca’, senza alcun controllo. Ciò andrebbe a danno della sicurezza dei viaggiatori, ma anche dei beni pubblici: basti pensare al più che prevedibile aumento di atti vandalici nelle stazioni non vigilate e nei sottopassi.
Un pessimo segnale anche di abbandono delle aree interne, con oltre 100 chilometri di tratta lasciati senza presidi di polizia.

Su questo tema, mentre tra i Consiglieri regionali, c’è chi continua a presentare mozioni, per poi ritirarle e ripresentarle, in un gioco utile soltanto ad ottenere titoli di giornale, il MoVimento 5 Stelle ha scelto di rivolgersi direttamente al Governo.

Davanti al rischio chiusura del presidio Polfer, il portavoce del MoVimento 5 Stelle in Senato, il nostro Fabrizio Ortis, ha già depositato una interrigazione parlamentare per chiedere chiarimenti.

A supporto, sarà nostra premura inviare urgentemente una nota al Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, affinché ponga fine a questo paradosso che attanaglia il nostro trasporto ferroviario: investire sulle infrastrutture ma al contempo rinunciare alla sicurezza dei cittadini. Non possiamo permetterlo.

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