Oggi a Roma, presso la Sala conferenze della Camera dei Deputati, ho avuto il piacere di partecipare come relatore in merito alla presentazione dell’indagine conoscitiva sui Lea e sulle prestazioni sanitarie delle regioni. Presenti la deputata Ricciardi, il presidente Gimbe Cartabellotta, la segretaria di Cittadinanzattiva Mandorino e il deputato M5S Quartini
di Roberto Gravina
Si è tenuta questa mattina alla Camera dei Deputati la conferenza stampa di presentazione dell’indagine conoscitiva sui Livelli essenziali di assistenza (LEA) promossa dal Movimento 5 Stelle e approvata all’unanimità dalla Commissione Affari Sociali, Politiche Sociali e del Lavoro.
All’incontro, introdotto dalla deputata Marianna Ricciardi, sono intervenuti il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, la segretaria generale di Cittadinanzattiva Anna Lisa Mandorino e il deputato M5S Andrea Quartini. In qualità di consigliere regionale del Molise e coordinatore nazionale Enti Locali M5S, ho avuto il piacere di partecipare e collaborare alla definizione del programma dell’indagine.
Ricciardi ha sottolineato come «siamo molto felici di avviare questa indagine che il Movimento 5 Stelle ha fortemente voluto. È sotto gli occhi di tutti l’esistenza di divari profondi tra Regioni: non garantire gli stessi servizi significa non garantire lo stesso diritto alla salute. Abbiamo scelto un approccio non retorico: nel 2023 solo 13 Regioni sono risultate adempienti ai LEA. Ora, con il voto unanime della Commissione, tutte le forze politiche devono sentirsi responsabili».
Il presidente della Commissione, Francesco Cappellacci, ha evidenziato lo spirito collaborativo del lavoro avviato: «La salute è un tema che merita convergenza e non scontro. Ho apprezzato subito questa iniziativa, che tocca un nodo cruciale. Un’indagine conoscitiva è uno strumento potente perché ascolta chi opera davvero nei servizi. Serve per capire e, da lì, costruire soluzioni. In Commissione stiamo dimostrando una visione che supera le differenze, come i cittadini si aspettano».
Da parte degli esperti, il presidente Gimbe Nino Cartabellotta ha richiamato l’attenzione sul progressivo indebolimento del sistema: «L’accesso alle cure è la prima grande frattura, soprattutto tra Nord e Sud. Oggi siamo in un sistema semi federalista che lo Stato monitora con strumenti parziali: usare solo 25 indicatori significa restituire una fotografia troppo grossolana. I piani di rientro, applicati da vent’anni in molte Regioni, hanno mostrato limiti evidenti: hanno rimesso in ordine i bilanci, ma non i servizi».
La segretaria generale di Cittadinanzattiva, Anna Lisa Mandorino, ha rimarcato la necessità di restituire al Parlamento un ruolo centrale: «Questa indagine è utile perché mette al centro i LEA e il tema dell’equità del sistema sanitario regionale. La fotografia attuale è viziata dagli indicatori utilizzati, spesso incapaci di misurare davvero innovazioni e bisogni. Servono indicatori adeguati e una visione più ampia».
Il deputato M5S Andrea Quartini ha richiamato la necessità di cambiare approccio: «Il cittadino non chiede solo prestazioni, ma presa in carico. Spesso la politica lo dimentica, riducendo il diritto alla salute a un calcolo ragionieristico. Se continuiamo a ragionare solo in termini di prestazioni, alimentiamo competitività improprie e disfunzioni. L’indagine può aiutarci a recuperare questa prospettiva, ponendo attenzione anche al benessere complessivo del personale sanitario».
Nel mio intervento, invece, ho illustrato alcuni dei punti chiave che saranno affrontati nel corso dell’indagine. Abbiamo lavorato per definire un percorso che consenta finalmente di restituire un quadro oggettivo delle criticità territoriali. Il tema del privato accreditato, ad esempio, impone una riflessione seria: pubblico e privato operano con regole diverse, e ciò incide anche sulla mobilità sanitaria. Le Regioni con bilanci più solidi riescono ad attrarre servizi e risorse, mentre realtà come Molise o Calabria, strette nei piani di rientro, faticano a garantire servizi adeguati.
Ho evidenziato il peso dei fattori demografici e territoriali. Lo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione condizionano profondamente i servizi sanitari, soprattutto nelle Regioni del Centro-Sud. Anche per questo i criteri di riparto dei fondi devono essere aggiornati per rispecchiare i reali bisogni dei territori.
Infine ho sottolineato uno dei pilastri dell’indagine: analizzare l’istituto del commissariamento, capire perché per molte Regioni è così difficile uscirne e quali correttivi introdurre. Le missioni nei territori previste dall’indagine permetteranno di ascoltare chi opera ogni giorno e di ricostruire un quadro reale, su cui impostare proposte concrete per ridurre le disuguaglianze e rafforzare la presenza del Servizio sanitario nazionale come garanzia di sicurezza sociale.
